Sopravvissuta a

tartinealcaviale salsarosa minicroissantalsalmone al tonno formaggiaapastaduraeapastamolle mieleallanocciola bollicine calamarata spaghettiallevongole tonnoalfornoconsalsaallimone vinobianco patatealforno 
moussealcioccolatoconpanna acquafrizzante cremecaramel panettone torrone caffè.
Pausa.
Salaminidituttiitipi lonza prosciuttocrudo acquafrizzante
panefattoincasa tortaaltestoconlardoalleverdure insalatarussa bollicine fettuccinealragù
vinobianco abbacchioalfornoconlepatate vinorosso torronivari panettonealmoscato pralinealcioccolato sfoiadealburroPerbellini caffè amarograppaliquoreallaliquerizia.
Pausa.
Salaminidituttiitipi lonza prosciuttocrudo acquafrizzante panefattoincasa
tortaaltestoconlardoalleverdure insalatarussa bollicine fettuccinealragù tortelliniinbrodo(unica varianterispettoalgiornoprima) vinobianco abbacchioalfornoconlepatate vinorosso torronivari panettonealmoscato pralinealcioccolato sfoiadealburroPerbellini caffè amarograppaliquoreallaliquerizia.
Grazie a tutti, è stato un vero piacere, chiedo scusa se nella confusione ho dimenticato qualcuno.

Ricordi e magie.

Quando ero bambina, il pomeriggio della Vigilia, ci portavano al cinema.
Quando ero bambina, al cinema, entravi che c’era la luce e potevi restare tutto il tempo che volevi.
Quando ero bambina potevi vedere il film anche due o tre volte di seguito e nessuno entrava per dirti che quella era la sua poltrona, la sceglievi ed era la tua.
Quando ero bambina, il film di Natale era sempre un film di Walt Disney e, chissà perché, per qualche anno consecutivo, fu sempre «La spada nella roccia».
Quando ero bambina, quando tornavamo a casa, non sapevamo che il pomeriggio mamma e papà l’avevano passato a preparare i pacchetti dei nostri regali.
Quando ero bambina, il giorno di Natale, come per magia, al nostro risveglio trovavamo tutti i pacchetti sotto l’albero.
Quando ero bambina ogni anno si compiva la stessa magia: Artù riusciva a estrarre la spada dalla roccia e i nostri regali si materializzavano dal nulla.
Ancora una volta era passato Babbo Natale, e ancora una volta aveva vinto il sonno, ma che felicità quando ero bambina!

Oi dialogoi.

È la seconda volta che torno dal ferramenta perché la chiave di casa (quella di riserva, quella che teniamo in casa per chiudere la porta a chiave la sera e riaprirla la mattina) non funziona, per dirla con un termine tecnico «s’intoppa».
O meglio, faceva un piccolo scattino che nulla di buono lasciava presagire.
Quindi, la settimana scorsa, del tutto intenzionata a prevenire l’eventualità di una chiusura ermetica a doppia mandata in casa, d’accordo per quanto pur sempre casa dolce casa ma con l’eventualità affatto piacevole di vederla trasformarsi in prigione, mi reco dal ferramenta.
Dopo la prima missione, di ritorno a casa, riprovo la chiave: adesso funziona perfettamente dall’esterno (ovvero quando non mi serve, stando la chiave sempre in casa) e non si muove «di pezza» (altro termine tecnico appreso dopo lunga frequentazione dai/con i ferramenta) dall’interno.
Oggi, dopo averla portata a spasso in borsa per una settimana circa, torno dal suddetto, che prende la chiave e ci armeggia sopra per qualche minuto, per poi decidere di appiopparla al ragazzo di bottega (l’uomo più tatuato che mi sia mai capitato di incrociare) per il lavoro di fino.
Finalmente, dopo qualche altro minuto, il tatuato mi riconsegna la chiave, e lui, il tecnico ferramentista titolare mi dice: «Allora, va bene?»
E io, «Speriamo». (e che ne posso sapere, penso, se va bene?)
Mi risponde, con un sorriso «Sinnò passa, si me vieni a trova’ me fa sempre piacere».

Come il prezzemolo.

Allora, la storia dovrebbe essere questa: io scrivo di là qualcosa e posso mettere una breve descrizione di me medesima con l’indirizzo del mio blog, cioè questo.
Però poi penso che sia meglio dire anche di qua che scrivo anche di là, così i miei lettori preferiti (Gioia e Adriano, che in effetti poi sarebbero anche gli unici di cui sia veramente sicura) sapranno che scriverò anche di là.
Cosa ci guadagnerò con tutto questo scrivere di qua e di là non mi è ben chiaro, di sicuro non soldi, al momento almeno non sono propriamente all’orizzonte.
E allora perché lo faccio?
Solo perché ho tanto tempo libero a disposizione?
Perché amo le luci della ribalta?
Perché mi piace scrivere?
Chi lo sa, magari di tutto un po’, proprio come leidonnaweb.

Per ora 1 e 2.
Ma il 3 è già sulla rampa di lancio!

Leidonnaweb & me.

Piccole attenzioni quotidiane.

Fedele agli insegnamenti della mia insegnante di yoga che sostiene che ogni giorno ci si debba fare felici in qualche modo, dopo essermi mangiata una tavoletta di cioccolata bianca, vado a farmi un bagno caldo con tanta schiuma.
Porto con me Kindle e telefoni vari.
Indecisa se portare anche un bicchiere di vino rosso.
No webcam.

Io sono qui, e sono fortunata.

C’è chi dice di no, ma avrei voluto vederlo essere Li.
Penso a tutte le volte in cui sono scontenta di me e della mia vita, delle mie cose e delle persone che ho intorno, a tutte le volte che vorrei avere di più.
Ma potrei avere di meno, molto di meno, perché quello che ho ogni giorno è essere qui, ma soprattutto non essere Li.
Io sono Li è un film da vedere, per imparare a voler bene a se stessi e magari anche agli altri, quegli invisibili che ci passano accanto tutti i giorni.
Sono a casa, la mia casa, ma soprattutto sono dove voglio essere.

Piccole idiozie quotidiane.

Del perché e del percome troppo spesso mi lasci prendere stupidamente dal panico.
Tipo oggi pomeriggio.

Vado alla Concessionaria Renault a ritirare la fattura (a costo zero perché la Twingo è in garanzia) per la sostituzione dei cablaggi dell’airbag.

(Che nessuno mi chieda di cosa si tratti perché non lo so, e comunque in questo post non ci interessa nemmeno saperlo.)

Mentre torno, sono a pochi minuti da casa, mi accorgo che la tasca esterna della borsa è aperta, e che le chiavi di casa che metto proprio lì, sempre lì, maledettamente lì, non ci sono.
Calma. Calma. Calma.
Nella tasca c’è un buco, lo sai benissimo: le chiavi potrebbero essere precipitate all’interno della borsa, mi dico, e guidando con la mano sinistra inizio a ravanare all’interno alla ricerca delle chiavi.
Mentre sono impegnata in questa operazione rischio un paio di tamponamenti, ma riesco ad accertare in poco meno di un minuto (tempo impossibile per tastare e soppesare la quantità di cose contenute all’interno della mia borsa) che le chiavi non ci sono.

Ho un’ultima possibilità penso (l’accendiamo?), ma nel frattempo ho anche due visioni mistiche: mamma che è a Lourdes, e che per quanto possa sperare in un miracolo non potrebbe mai giungere in tempo utile per portarmi il doppione delle mie chiavi, e ilChicco che da Roma Nord impiegherebbe almeno un’ora, sotto la pioggia che inizia a cadere, a giungere in mio soccorso.
Tutto questo penso, mentre ormai in preda all’ansia, dicendo tra me e me ‘le ho perse, le ho perse, lo sapevo che prima o poi sarebbe successo, maledetta tasca esterna e maledetta me che mi dimentico di chiuderla‘, infilo freneticamente e violentemente la mano destra nella tasca della giacca.
E mentre mi sembra di sentire un suono che possa essere ricondotto a un qualsiasi mazzo di chiavi sento anche stock.
Stock?
Già, stock: anulare destro, unghia spezzata, ben più su della parte che sporge, diciamo a un terzo del polpastrello.

Ora, io sono due anni che ho smesso di fare la ricostruzione delle unghie: perché era diventato troppo costoso, perché era una schiavitù, perché non mi piacevano più nemmeno tanto, ma soprattutto perché quando si spezzavano facevano un male cane.
E adesso: guardo l’unghia e imprecando, ma porc…, la vedo orlarsi di sangue, contemporaneamente ho come un senso di nausea e un leggero annebbiamento della vista, per fortuna solo a un occhio (?), tutto questo ovviamente continuando a guidare e impantanata nel traffico a cento metri da casa: cioè, penso, mo’ ci manca solo che svengo, accidentaccio a me!
Però ho ritrovato le chiavi, e allora mi divincolo nel traffico locale, giro la macchina e torno a casa, che per oggi ho già dato abbastanza.
Ma quando la smetterò di essere così maldestramente appanicata?

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Valzer di mezzanotte.

Poi succede che quasi allo scadere della prima domenica di Avvento (durante la quale sei andata a Messa e ti sei rigenerata ascoltando le sempre stimolanti parole di Don Fabrizio) ti trovi a guardare in tv (ma si può mandare in onda simili capolavori alle 23,30?) Valzer con Bashir.
E tu, ipnotizzata da questo film, bellissimo e devastante, resti lì a lottare con il sonno e a chiederti cosa c’entri là in mezzo, tra quelle immagini di morte, dolore, sofferenze e atrocità, la parola «cristiano».
Voglio il libro.
Ora.