per non dimenticare enzo

foto presa su bloghdad

quattro anni fa, la notte di quattro anni fa, eravamo incollati al televideo.
cercavamo di non trovare la notizia che invece arrivò.
quattro anni fa, la notte di quattro anni fa, giravamo per santa marinella alla ricerca di un internet point.
per poterci collegare e leggere la zone.
quattro anni fa, la notte di quattro anni fa, guardavamo tutte quelle email bianche che arrivavano.
tra lacrime e incredulità.
oggi, quattro anni dopo, voglio però ricordare solo il tuo sorriso e il tuo guardare alla vita sempre con gli occhiali rosa.
la tua curiosità che ti ha portato spesso ai confini del mondo e l’entusiasmo con il quale sei partito.
oggi, quattro anni dopo, voglio continuare a tener fede al tuo testamento e a pensare a te sempre con il sorriso.
il tuo e il mio.

le olimpiadi della sabbia

da notizie certe, anzi certissime, sembra che le vere olimpiadi non siano quelle disputate a pechino, bensì quelle che anche quest’anno si sono tenute sulle spiagge di tutto il litorale italiano.
da lignano sabbiadoro a gabicce, da metaponto a san vito lo capo, da palinuro a talamone, l’imperativo è stato uno solo: palle!
di tutti i tipi: palle da racchettoni, palle da calcio, palle da pallavolo e naturalmente rotture di palle!
inutile dire che neanche santa marinella è stata risparmiata da questa follia collettiva da iperattivismo compulsivo; leggere un libro o semplicemente prendere il sole si è rivelata un’attività faticosissima e solo i più attenti o quelli dotati di un paio d’occhi di riserva, sono riusciti a tornare a casa senza il timbro di una pallettata.
cosa stia succedendo o quale virus si stia diffondendo tra l’italica popolazione, incapace di godere di un totale assoluto perfetto relax, è un mistero che ancora non ci è dato conoscere ma, quello che è certo, è che non saremo più soltanto un popolo di santi, poeti e navigatori ma, sempre più, di pallettari.

[...] ha ragione lei. non cresce più. almeno da due settimane o forse da tre. [...] non ho risposto nulla. non ho fatto un gesto. non ho battuto un ciglio. sono rimasta lì con un corpo che era pietra e silenzio. anche il cervello era pietra e silenzio. non vi si annidava un pensiero, una parola. l’unica sensazione era un peso insopportabile sopra lo stomaco, un piombo invisibile che mi schiacciava come se il cielo mi fosse precipitato addosso: senza far rumore “.

“[...] sono giorni che te ne stai chiuso lì dentro, senza vivere e senza andar via. allo stesso tempo, però, non ho alcuna fretta di toglierti e sarebbe difficile individuarne il motivo. forse l’abitudine a stare insieme, addormentarci insieme, svegliarci insieme, sapermi sola senza essere sola? forse il sospetto illogico che si tratti di un errore e convenga attendere ancora? o forse perché tornare ad essere quella che ero prima di te non mi interessa più? mi piaceva essere l’unica padrona della mia vita ed ora che lo sto per tornare, semplicemente non mi interessa più “.