Il mondo che vorrei.

Questa notte, tornando a casa dopo una festa sulla spiaggia, nel parcheggio condominiale un riccio di medie dimensioni, trotterellando, ci ha attraversato la strada.
Io ho gridato ‘Oddio!’, pensando che fosse un topone, solo un attimo prima di capire che non era un topone e di scendere di corsa dalla macchina per cercare di accarezzarlo.
Lui, veloce come un lampo, già non c’era più, nascostosi probabilmente sotto una delle macchine parcheggiate in fila.
I gatti, chi sotto altre macchine, chi in sella a uno scooter, ci guardavano immobili e sonnacchiosi al chiarore di una luna gigantesca, ma ancora a metà, con i loro occhi a mandorla.
Nessuno si è azzuffato, nessuno è stato investito da una macchina, nessuno ha avuto paura della diversità dell’altro e ognuno, dopo l’attimo di sorpresa che aveva attraversato il parcheggio immerso nel silenzio, è tornato alle sue attività. Qualcuno stiracchiandosi, qualcuno trotterellando, qualcun altro con i capelli esplosi per via dell’umidità che c’era nell’aria affrettando il passo e pensando che forse, dopo aver vissuto uno di quei rari momenti di armonia con l’universo che capitano solo nei sogni e nelle notti di mezza estate, era l’ora di andare a dormire.

Ciao Pepe

Dopo aver raccontato qui spesso le tue avventure, le tue scalate al mio terrazzo noncurante del fatto che Emma e Priscilla non ti volessero, dopo avermi fatto sobbalzare nel cuore della notte o la mattina all’alba, dopo averti tolto una lucertola dalla bocca, dopo averti visto cacciare farfalle e cavallette e accarezzato e preso in braccio anche quando chissà come eri tutto sporco e unto di grasso… beh, un ultimo post tutto tuo te lo dovevo.

Odio le auto e anche voi, stupidi gatti, che siete tanto intelligenti ma non avete ancora imparato ad attraversare la strada.
Ciao piccolo Pepe, mi mancherà il tuo musetto malandrino.

Pepe