sono solo canzonette

non credo ne parleranno molti blog oggi, della morte di mino reitano.
era un cantante di quelli di altri tempi, di quelli che già quando io ero adolescente, incarnavano un tipo di artista fuori moda, di quelli che ti immaginavi esibirsi alle feste di paese o cantare ai matrimoni, e per noi che amavamo i beatles e i cantautori (senza sapere che agli esordi, in germania, lui con i beatles ci aveva diviso il palcoscenico per davvero!) era troppo distante: era lontano anni luce.
non mi sono mai piaciute le sue canzoni, al contrario ricordo un sanremo durante il quale io e le mie sorelle abbiamo riso parecchio durante la sua esibizione sul palco: era il 1988, l’anno in cui cantò Italia.
quindi il mio non è revisionismo, non è il segno degli anni che passano per tutti e che ti fanno apprezzare, perché condite di nostalgia, cose che decenni prima schifavi e ti saresti anche vergognato a canticchiare.
eppure, la scomparsa di mino reitano, mi ha colpita lo stesso, perché è un altro tassello di quegli anni che se ne va via, perché era un artista solare e pieno di entusiasmo, di quelli sempre con il sorriso sulle labbra, innamorato della sua professione, delle persone e della vita.
e se oggi mi ritrovo in macchina con la radio accesa a cantare, con un velo di tristezza, avevo un cuore che ti amava tanto, non mi sento ridicola né ipocrita, ma solo un po’ più grande.

la palude della strada accanto

foto di filippo natali

piove, poi piove e poi piove ancora.
ieri invece, a sorpresa, una bella giornata, illuminata dal sole anche se freddina.
il bello di vivere qua, con la cristoforo colombo tra te e il caos e tra te e il mare, è che puoi scegliere: se andare verso il caos o andare verso il mare.
oppure restare, in mezzo, dove c’è il verde.
e in mezzo al verde, tra le case, dopo questa stagione delle piogge piuttosto insolita per roma, si sono creati qua e là dei laghetti artificiali.
là in mezzo al verde, tra le case e il canale, c’è una via che corre dritta tra i pini verso il mare.
là, in mezzo al verde, ma anche alle macchine che passano e alle villette abitate, hanno trovato case alcuni aironi: io ne ho visti tre, due bianchi e uno cinerino.
là, in mezzo al verde, vicino a casa mia.
e allora anche quel pantano, provocato dalle piogge di quest’inverno pazzo, in una domenica di gennaio, diventa la nostra camargue.

il trespolo della fortuna

ieri pomeriggio mi chiama ilChicco in ufficio e mi dice: “devo farti una domanda, però posso metterti in vivavoce?
e io: no! perché?
e lui: dai, appena ti faccio la domanda capisci. metto il vivavoce.

laPitta: …
ilChicco: di chi è l’urlo di munch?
laPitta: di van gogh! :-)

e scoppiamo a ridere.

l’antefatto risale ad una puntata di fine dicembre del programma tv l’eredità condotto da carlo conti, durante la quale una concorrente, anzi la campionessa in carica, disse: l’urlo di munch di van gogh me lo ricordo benissimo!.

di queste perle i quiz televisivi ne regalano spesso: sempre durante una puntata dell’eredità ho sentito affermare che stoccolma era, tra le quattro città indicate, la capitale europea a cavallo tra due continenti!

ieri al telefono, dopo le risate e le sghignazzate, ilChicco mi ha detto che su youtube uno dei video più cliccati del momento è questo:

tra il dire e il fare

non so se obama cambierà gli stati uniti d’america, né tantomeno so se cambierà il mondo; so soltanto che oggi pomeriggio, mentre guardavo in streaming sulla cnn le immagini dell’insediamento del nuovo presidente, ho avuto la netta sensazione di assistere a qualcosa di epocale.
anche se a migliaia di chilometri di distanza da washington mi sono sentita, per la prima volta, veramente dentro alla Storia.
adesso, è il momento di fare.

sicuro di voler vuotare il cestino?

ieri sera ero a casa di mamma, dove non abito più da poco più di tre anni, e pensavo a quanto siano strani i giri che a volte fa la memoria.
eravamo in cucina chicco ed io e non riuscivamo ad accendere i fornelli; io guardo rapidamente la manopola del centrale del gas e gli dico che è aperta. lui invece, testardo come quel mezzo scorpione che è (l’altra metà fortunatamente è sagittario che altrimenti chissà come andrebbe a finire!), la gira lo stesso e io sto per dirgli che io in questa casa ci ho vissuto per più di trent’anni, che lo saprò io se il centrale del gas è chiuso o aperto, che…e invece la fiamma si accende e allora, in un attimo, mi avvolge la malinconia e penso che ho dimenticato, che quel gesto che ho fatto in automatico tutti i giorni per più volte al giorno, la mia memoria ha deciso che non era più necessario conservarlo e l’ha cancellato.
e io mi sento defraudata, derubata di un pezzetto di me, di un pezzetto che nonostante siano passati più di tre anni continua a voler abitare tra quelle mura.
qualche ora dopo siamo di nuovo lì, chicco ed io, e ci prepariamo ad andare a dormire; siamo in bagno, ci laviamo i denti, io mi metto in pigiama.
uscendo nel lungo corridoio io vado a sinistra, verso la cucina, e lui a destra, verso la camera da letto.
la casa è buia, è quasi l’una di notte e mamma dorme, e io gli dico di spegnere pure la luce.
cammino al buio toccando lo stipite della porta della camera di mamma, poi seguendo la carta da parati lungo il muro arrivo allo stipite della porta della cucina e infine, con un ultimo gesto, accendo la luce della camera di ale, infilando la mano sotto la presa e dentro di me penso che sì, un pezzetto di me invece è ancora lì e che ci abiterà per sempre.
ripercorro al buio il corridoio, raggiungo chicco in camera mia e sorridendo vado a dormire.