Una Rete di solidarietà.

È in momenti come questo che ci si rende conto della forza e dell’importanza della Rete.
Ho passato la mattina su Twitter per cercare di avere notizie di amici che abitano a Modena, Carpi, Ferrara, Reggio Emilia. Nel frattempo non ho fatto altro che ritwittare informazioni utili sull’apertura della Wi Fi, su alberghi e famiglie che offrono ospitalità a sfollati, situazione dei treni fornite dalle FS e dare notizie a chi non ne aveva.
Ecco, questa è la Rete che piace a me: una Rete fatta di persone e non solo di avatar e nickname.



Qualcosa è cambiato.

Incredibile, sono una che non si accorge mai di niente.
Non mi accorgo se un’amica è incinta, se non all’ottavo mese.
Non mi accorgo se qualcuno se ne va da un forum che frequento quotidianamente, se non quando mi dicono che si è offeso per qualcosa.
Non mi accorgo del tempo che passa, se non da quelle due rughe verticali che ho al centro della fronte.
Non accorgersi vuol dire non essere attenti o essere semplicemente distratti?



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Dieci anni da narrare l’uno all’altro.

Ecco sì, mi piacerebbe.
Ne avrei di cose da raccontarti, da quel giorno di dieci anni fa, dal tuo ultimo compleanno.
Avrei consigli da chiedere, e tu mi ascolteresti, mi faresti ridere e arrabbiare, ma alla fine sapresti dire qualcosa capace di farmi riflettere e di vedere le cose in una luce nuova.
Non sei stato perfetto, proprio no.
Però sei stato il mio papà imperfetto, il mio.
Mi manchi, ogni giorno di più.



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Domani, vent’anni fa.

Me lo ricordo come fosse ieri.
Eravamo stati in giro per Roma, io e Alì, con Tayfun, il suo amico architetto che viveva a Vienna, e tornati a casa da mamma, accendiamo la tv, che inizia a parlare in maniera concitata di esplosioni, Punta Raisi, Capaci, e alla fine, solo alla fine, in piedi e increduli capiamo che stanno parlando di Falcone, di Giovanni Falcone.

Sembrava impossibile, sembrava impossibile credere che un’esplosione come quella, che fu devastante, avesse spazzato via in un attimo, con la vita di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli uomini della sua scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, anche le speranze di tutti gli italiani che lottavano insieme a lui contro la mafia.

Sembrava impossibile crederlo, e infatti, dopo vent’anni il suo ricordo è più vivo che mai, e oggi, che la mafia non ha vinto, è per questo che in molti nel ricordarlo ‘lo chiamiamo Giovanni’.



C’è vita su questo blog!

Davvero non pensavo, quando ho fatto il trasloco da Splinder.
Non che pensassi che Altervista fosse un sito statico, piuttosto pensavo che il mio blog fosse ormai pieno di ragnatele e con tutti gli scatoloni ancora da aprire.

In realtà qualche scatolone imballato ancora c’è: mesi che l’importer non è riuscito a trasferire, e questo mi dispiace parecchio, perché è come avere un album delle fotografie, magari quelle della gita al Liceo in cui ti sei divertito tanto, e non poterle guardare perché ha le pagine incollate.

Però, a parte questo, a parte la mia pigrizia, e i pochi post che ho scritto da quando sono arrivata, pensavo davvero che non passasse più nessuno, o quasi: ‘se non ci passo io figuriamoci gli altri’, ho pensato!

Poi mi è arrivata la mail di Altervista che mi proponeva di mettere dei banner pubblicitari per ‘guadagnare’ con il blog.
L’ho letta, mi sono detta ‘mo’ ci penso’ e me ne sono dimenticata, ‘tanto’, mi sono detta ancora ‘sarà una di quelle mail automatiche che mandano a tutti’.

Ieri me n’è arrivata una seconda e stamattina ho deciso di attivare il banner: ‘almeno ci sarà qualcosa di vivo nel mio blog, qualcosa che si muove’ ho pensato.

E adesso, che ho avuto un minuto ho pensato di andarmi a leggere le statistiche, che nemmeno credevo ci fossero, abituata a Splinder, che t’ho voluto tanto bene, Splinder, ma a saperlo che eri così basic traslocavo molto prima!

E, colpo di scena: ma chi sono tutti questi che visitano il mio blog?
Ovvio, niente a vedere con una blogstar ma io, nel mio piccolo, ne sono strafelice e li amo tutti, uno per uno!

Però, lasciatevelo dire: accidenti quanto siete timidi, ma perché non lasciate mai un segno del vostro passaggio?

Su coraggio, fate ciao con la manina :-)

Dimenticavo: non che io creda di poter guadagnare qualcosa con questo blog, eh!



Successi.

È da un paio di settimane che ogni tanto mi spuntano sugli zigomi delle bolle, una per zigomo.
Sembrano dei pizzichi di zanzara, o dei brufoli, o una reazione allergica.
Poi però, così come sono venuti, se ne vanno.
Oggi ho parlato con l’omeopata e gli ho chiesto se la cura per l’ansia che sto facendo può dare luogo a reazioni cutanee di questo tipo.
Mi ha risposto ‘Magari!’.
‘Come, magari?’ gli ho chiesto io.
E lui, ‘Magari, vorrebbe dire che finalmente sta buttando fuori un po’ di tossine’.

Un paio di mesi fa ho potato due Ficus Benjamin che abbiamo in ufficio.
Hanno passato l’inverno, incluse le nevicate di febbraio, nel patio, riparati dalla pioggia e dalla neve ma non dal freddo.
Erano praticamente inceneriti, possibilità di ripresa apparentemente nulle.
Qualche tempo dopo, una ventina di giorni fa, li avevo controllati. Niente, elettroencefalogramma piatto.
Adesso sono in giardino, sotto all’albero di melograno, riparati dal sole.
Oggi Pasquale, dopo aver tagliato il prato, mi ha chiesto ‘Che ne facciamo?’.
‘Non lo so’ gli ho risposto, ‘temo che siano da buttare’.
Adesso mi ha appena chiamato per andarli a vedere, ‘Perché’ mi ha detto ‘uno dei due forse…’.
Non uno dei due, tutti e due!
Ci sono tanti minuscoli getti e delle piccolissime foglioline tenere tenere.
Sono felice.



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Un’amicizia involontaria.

Mi piacciono le amicizie involontarie, o quelle che sono anche solo delle amicizie potenziali.
Quelle persone con le quali non riesci a scambiare più di un sorriso, o di un timido ‘ciao’ quando le incontri, o quando le incroci con la macchina.
In quel sorriso, in quel ciao, in quel cenno frettoloso, ci sono tutte le premesse di un’amicizia che forse, quasi sicuramente, non verrà mai.
C’è una mia vicina, abita di fronte alla villetta dove lavoro, con la quale è così.
Ci incrociamo solo quando io arrivo, mentre parcheggio, oppure quando esco per il pranzo, o quando vado via la sera; lei spesso esce per portare la bimba a scuola, oppure torna dalla spesa; il nostro saluto è frettoloso, quasi sempre da dietro il vetro della macchina, ma quel sorriso sincero è, a modo suo, amicizia.



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