green life

foto diSalem-S

Io amo le piante, il che non vuol dire che la mia capacità di prendermi cura di loro sia proporzionale agli intenti.

Ho due terrazzi pieni di vari esemplari, dai gerani all’ulivo, dalle gardenie al limone che con sorti alterne fanno bella mostra di sé, e alle quali nella bella stagione dedico buona parte del mio tempo libero, potandole, annaffiandole, concimandole ed esultando ogni volta che compare un nuovo fiore o un frutto inatteso.

fino a domenica scorsa, nel terrazzo più grande, c’era anche uno di quegli abeti natalizi che ikea mette in vendita tutti gli anni: 9,90 euro e la possibilità di riconsegnarlo la prima settimana di gennaio ottenendo in cambio un buono omaggio di pari valore.

peccato però che la fine alla quale questi alberelli, che dicono essere solo punte di abete e quindi senza radici, sono destinati, sia quella di finire triturati e nella migliore delle ipotesi diventare sacchetti di compost per altre piante!

così ho deciso di non riportarlo, e non l’ho riportato neanche alla raccolta post-natalizia dell’ama.
fino a domenica scorsa, nonostante l’assenza di radici (!), se ne è stato in terrazzo vicino al limone con quasi tutti i suoi aghi attaccati, finché dopo aver cercato di trovare una buona soluzione (avevamo anche deciso di andare a piantarlo in un pratone vicino casa, ma l’abbiamo subito esclusa sia per la fatica che per l’assenza di un impianto di irrigazione) abbiamo deciso di scrivere una email al grande parco comunale che vediamo dalla finestra di casa.
e così, domenica lo abbiamo caricato sul carrellino e a piedi lo abbiamo portato al parco di fronte, dove speriamo lo abbiano già piantato e che possa iniziare a godere di una nuova quanto mai inattesa seconda vita.

verso l'infinito e oltre!

complice un periodo lavorativo tutt’altro che intenso ho deciso di imparare a realizzare pagine web.
ho iniziato a cercare di capire, a studiare, a cercare di individuare innanzitutto quali programmi usare e soprattutto a quali metodi fare riferimento.
alla fine sono approdata ad alcune certezze, a qualche tutorial, ad un paio di siti e ad un libro.
finché, nel mio continuo girovagare per il web alla ricerca di tutorial efficaci, sono arrivata a lui: mirkojax, da qualche giorno il mio nuovo supereroe!
ottocentonovantaquattro video su youtube nei quali parla di sé, delle sue esperienze negli stati uniti, della sua professione di graphic designer e tra un ciuski e l’altro, in maniera del tutto inusuale, realizza dei fantastici tutorial di dreamweaver, flash e altri software: adesso tra codici e stringhe mi faccio anche qualche risata :-)

saldi di fine inverno

foto di giallinovagabondo

avrei voluto scrivere in questi giorni di quanto siano inutili tutte le preoccupazioni che abbiamo avuto riguardo a montecitorio e ai suoi pianisti: maccheccenefrega quando abbiamo uno che tra un po’ ci risolverà il problema con il pulsante unico, così tanto per semplificare un po’? (anche se oggi ha prontamente e come al solito fatto retromarcia: ma è possibile che non lo capiamo mai quest’uomo quando fa dell’ironia?)
poi avrei voluto scrivere di quel gioco che ho visto domenica fuori dal negozio dei krapfen a ostia (e qui apro una piccola parentesi: se siete stati ad ostia e non avete mai mangiato i krapfen…non sarà ora di recuperare?): avete presente quelle macchinette dove una volta mettevi cento lire e con delle megatenaglie cercavi di afferrare i pupazzi di peluche?
bè, adesso dentro, anziché i peluche, ci sono cellulari e i-pod marca sgnau: però dentro devi metterci un euro.
poi avrei voluto scrivere di noi italiani, ormai non più solo popolo di santi, eroi e navigatori, ma anche e soprattutto di bancarellari e professionisti dello shopping.
eh sì, perché oramai siamo divisi in due, quelli che hanno la mania dell’acquisto compulsivo e quelli che hanno la fissa di mettere in vendita qualsiasi cosa: che sia su ebay (e neanche ilchicco è più immune) o al finto mercatino dell’antiquariato di quartiere fa lo stesso, l’importante è comprare e vendere. in quale ordine non ha importanza.
i mercatini infatti spuntano come funghi: l’ultimo l’ho avvistato domenica fuori dal parco in un quartiere dove tra la prima domenica del mese, un weekend sì e uno no e solo in primavera o a stagioni alterne, ne possiamo già contare almeno altri tre.
avrei voluto scrivere un po’ di tutte queste cose, ma è già lunedì!

controcorrente

foto di NeilsPhotography

al primo raggio di sole i romani si mettono in fila e vanno verso il mare.
così stamattina, dopo settimane, ma che dico settimane, mesi di pioggia, la fila sulla cristoforo colombo in direzione ostia, partiva da un bel pezzo prima del ponte del raccordo e arrivava fino al semaforo della tenuta del presidente.
noi invece abbiamo preferito andare in direzione opposta e banchettare sui verdi prati del laghetto dell’eur insieme alla comunità thailandese di roma.
abbiamo steso il nostro telo finto batik finto senegalese, aperto lo zainetto contenente posate, piatti e bicchieri da picnic, rotolo di carta cucina e salviettine umidificate e in ottima compagnia abbiamo assaggiato quasi tutto quello che c’era.
dire cosa abbiamo mangiato è difficile, quanto abbiamo mangiato un po’ meno!
si replica ogni seconda domenica del mese.

quello che non so

un’altra cosa che ho imparato è che non si può avere sempre la verità in tasca.
più cresco e più crescono i miei dubbi.
più divento adulta e più svaniscono molte delle mie certezze.
più credo di sapere e meno mi accorgo di conoscere.
più leggo e più aumentano le cose che non ho mai letto.
più mi ostino a voler catalogare tutto o bianco o nero e più mi accorgo che esistono milioni di sfumature di grigio.
più conosco e meno so.

sto leggendo compagno ferro grazie a un ring letterario e ho appena scoperto l’esistenza della risiera di san sabba a trieste, luogo del quale, pur avendo letto molti libri sulla shoah, ignoravo completamente l’esistenza.

ma sto leggendo anche, sempre grazie ad un ring su aNobii, la guerra dei sordi e mi trovo catapultata nel conflitto senza fine tra israeliani e palestinesi, del quale in realtà sappiamo tutto, ma anche niente.

sono luoghi non luoghi, dei quali parliamo senza sapere, pretendiamo di comprendere senza aver vissuto, di giudicare da lontano elevandoci a giudici, di conoscere senza aver mai visto.

e mi chiedo: siamo proprio così sicuri di avere la verità in tasca e di sapere sempre chi è vittima e chi è carnefice?
o forse è proprio vero, come dicevano i nostri saggi antenati, che in medio stat virtus?

e con la virtù, forse, in mezzo sta anche la verità.