Area elfizzata

Anche quest’anno a grandissima richiesta, nel senso che me lo richiedo da sola e mi dispiace solo di non essere riuscita ad archiviarli tutti per nipoti e pronipoti, ma vabbe’, avranno altri modi per scoprire vizi e virtù della loro amata zia.

 

Chi trolleggia e chi elfeggia! Clicca, mi raccomando :-)

Chi trolleggia e chi elfeggia! Clicca, mi raccomando :-)

 

 

Dietro le quinte.

Smonti il presepe, avvolgi delicatamente le statuine nella carta con le bolle, le imballi una a una cercando di non staccare altre foglie dalla palma, oppure spezzare le delicate zampette delle pecore, o rompere le corna del bue.
Sono in ceramica bianca, tua suocera le ha modellate una a una negli anni, ha passato la cristallina, le ha cotte nel forno che ha in cantina.
Avvolgi anche l’unico dei Re Magi del tuo presepe, chissà poi quale dei tre, se Gaspare Melchiorre o Baldassarre, se nel tuo presepe è arrivato l’oro, l’incenso, oppure la mirra; perché il tuo è un presepe in crescita, di quelli ai quali ogni anno si aggiunge un pezzo, e ti ricordi di quando all’inizio erano solo loro tre: San Giuseppe, la Madonna con il bambino e la cestina di vimini vuota, perché Gesù è in braccio alla mamma.
Poi inizi a togliere il muschio, a ripiegare ordinatamente le montagne di carta mimetica, a staccare il cielo stellato per riporli nella scatola che fino al prossimo anno li custodirà in cima all’armadio, anche se il muschio ormai dopo qualche anno si è seccato e bisognerebbe comprarne di nuovo; quando stacchi il cielo stellato, però, ti accorgi che un pezzetto d scotch è rimasto sull’intonaco celeste della libreria in muratura dove l’avevi annidato, e provi a staccarlo, delicatamente, ma non abbastanza si vede, perché un pezzetto di quell’intonaco color pervinca chiaro viene via con lo scotch, lasciando un piccolo buco bianco, proprio sul fronte.
E ti viene da pensare, allora, a quel che resta della festa, dietro a tutti quei lustrini, quelle luci abbaglianti, quei pacchetti colorati, quelle luci e quelle candele.
Quanti buchi restano, là dietro?

Sopravvissuta a

tartinealcaviale salsarosa minicroissantalsalmone al tonno formaggiaapastaduraeapastamolle mieleallanocciola bollicine calamarata spaghettiallevongole tonnoalfornoconsalsaallimone vinobianco patatealforno 
moussealcioccolatoconpanna acquafrizzante cremecaramel panettone torrone caffè.
Pausa.
Salaminidituttiitipi lonza prosciuttocrudo acquafrizzante
panefattoincasa tortaaltestoconlardoalleverdure insalatarussa bollicine fettuccinealragù
vinobianco abbacchioalfornoconlepatate vinorosso torronivari panettonealmoscato pralinealcioccolato sfoiadealburroPerbellini caffè amarograppaliquoreallaliquerizia.
Pausa.
Salaminidituttiitipi lonza prosciuttocrudo acquafrizzante panefattoincasa
tortaaltestoconlardoalleverdure insalatarussa bollicine fettuccinealragù tortelliniinbrodo(unica varianterispettoalgiornoprima) vinobianco abbacchioalfornoconlepatate vinorosso torronivari panettonealmoscato pralinealcioccolato sfoiadealburroPerbellini caffè amarograppaliquoreallaliquerizia.
Grazie a tutti, è stato un vero piacere, chiedo scusa se nella confusione ho dimenticato qualcuno.

Ricordi e magie.

Quando ero bambina, il pomeriggio della Vigilia, ci portavano al cinema.
Quando ero bambina, al cinema, entravi che c’era la luce e potevi restare tutto il tempo che volevi.
Quando ero bambina potevi vedere il film anche due o tre volte di seguito e nessuno entrava per dirti che quella era la sua poltrona, la sceglievi ed era la tua.
Quando ero bambina, il film di Natale era sempre un film di Walt Disney e, chissà perché, per qualche anno consecutivo, fu sempre «La spada nella roccia».
Quando ero bambina, quando tornavamo a casa, non sapevamo che il pomeriggio mamma e papà l’avevano passato a preparare i pacchetti dei nostri regali.
Quando ero bambina, il giorno di Natale, come per magia, al nostro risveglio trovavamo tutti i pacchetti sotto l’albero.
Quando ero bambina ogni anno si compiva la stessa magia: Artù riusciva a estrarre la spada dalla roccia e i nostri regali si materializzavano dal nulla.
Ancora una volta era passato Babbo Natale, e ancora una volta aveva vinto il sonno, ma che felicità quando ero bambina!

Il Natale a Natale.

(del perché il Natale arriva ogni anno un po’ prima)

Fai clic sulla foto e… preparati al Natale!

Davvero non se può più di questa Sindrome collettiva e compulsiva da Natale precox.
Giro poco per la città (e questo mi fa sentire sempre più la donzelletta che vien dalla campagna nonostante anche dove abito io sia sempre pur Roma), e per fortuna non ho grandi occasioni di imbattermi in strade piene di negozi o, meno che meno, in centri commerciali; ma i quattro passi che ho fatto qui in zona, dal mercatino all’aperto al supermercato, dal benzinaio al negozio dove acquisto le scatolette per le due miao, mi hanno sbattuto in faccia la novità, e io mi sono dovuta rassegnare all’evidenza: da una settimana è già Natale.
Luci, decorazioni, alberi di Natale (quest’anno no, giuro che quest’anno non se ne parla proprio) panettoni, tutto ti punta l’indice contro e ti dice: Guarda che sta arrivando, sbrigati è Natale, non vorrai mica farti trovare impreparata!

Ma impreparata per cosa?
Sbrigarmi a fare che?

Ora, capisco bene il dramma dei commercianti, ma non capisco la nostra frenesia collettiva: non abbiamo soldi (mai come quest’anno si è respirata in giro tanta aria di recessione), fuori anche il clima non si è ancora ben deciso (oggi sono uscita intabarrata come Totò e Peppino al loro arrivo alla stazione di Milano e ho fatto la sauna finlandese gratis) e non è nemmeno ancora iniziato l’Avvento (Ah, ma perché cosa c’entra il Natale con l’Avvento? penserà qualcuno…).

Ma non era più bello quando si faceva l’albero dopo l’otto dicembre? Quando mamma e papà andavano in cantina o in soffitta a prendere palline per l’albero e presepe e tutta la famiglia si dedicava a decorare la casa? Non era più bello quando tutte le luci, in tutte le case, si accendevano negli stessi giorni e all’improvviso, tutti insieme si iniziava a respirare aria di Natale e a sentire diffondersi il profumo di mandarini e castagne arrosto?

Dopo la globalizzazione e il riscaldamento globale, cos’altro vogliamo, il Natale globale, quello che dura tutto l’anno?

Io, per ricordami ogni giorno di più che il Natale non è questo – il torpido, il sociale, quello sfacciatamente commerciale, il rumoroso – nel frattempo mi rileggo le parole di Thomas Stearns Eliot, hai visto mai che qualcuno si dimentichi di tutto il resto e ricominci a trovare l’incanto?

La coltura degli alberi di Natale

Vi Sono molti atteggiamenti riguardo al Natale,
e alcuni li possiamo trascurare:
il torpido, il sociale, quello sfacciatamente commerciale ,
il rumoroso (essendo i bar aperti fino a mezzanotte),
e l’infantile – che non è quello del bimbo
che crede ogni candela una stella, e l’angelo dorato
spiegante l’ali alla cima dell’albero
non solo una decorazione, ma anche un angelo.
Il fanciullo di fronte all’albero di Natale:
lasciatelo dunque in spirito di meraviglia
di fronte alla Festa, a un evento accettato non come pretesto;
così che il rapimento splendido, e lo stupore
del primo albero di Natale ricordato, e le sorprese, l’incanto
dei primi doni ricevuti (ognuno
con un profumo inconfondibile e eccitante,
e l’attesa dell’oca o del tacchino, l’evento
atteso e che stupisce al suo apparire,
e reverenza e gioia non debbano
essere mai dimenticate nella più tarda esperienza,
nella stanca abitudine, nella fatica, nel tedio,
nella consapevolezza della morte, nella coscienza del fallimento.

un dono d'ali

foto di _bobz_

oggi pomeriggio in ufficio:

A (collega): hai scritto la letterina a babbo natale?

C (bimba di cinque anni): sììì!

A: e cosa gli hai chiesto?

C: le ali

A: come le ali?

C: sì, le ali per volare!

A: e poi?

C: e poi niente…

A: e se non le trova?

C: (alzando le spalle) ho già tanti giocattoli…

ecco, l’augurio che faccio a tutti è quello di poter trovare la leggerezza e la serenità per trascorrere un natale che vi avvolga come una carezza in un battito d’ali.

.