Post (di) Natale

Abbiamo mangiato e abbiamo bevuto, abbiamo riso e anche scherzato, abbiamo aperto regali e letto biglietti di auguri, inviato e risposto a messaggi, telefonato a qualcuno lontano, mascherato l’assenza con la confusione, cercato di festeggiare qualcosa che Natale non era, non quest’anno.
E ci siamo riusciti, un po’, per un po’, almeno per un po’.

È passato, ora, ma l’anno prossimo sarà pieno di regali, proprio come volevi tu: è una promessa.

(s)natale 2015

natalizietà

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

[Giuseppe Ungaretti, Natale]

Canto di Natale.

Avevamo sedici o diciassette anni, Paola e io, la mia amica del cuore e compagna di banco per tutti e quattro gli anni di liceo artistico, quando litigammo.

Una qualche insegnante (di Italiano o di Storia dell’Arte, ma poteva essere anche di Figura o di Ornato) assegnò a tutta la classe una ricerca sugli Impressionisti.
Eravamo tutte libere di scegliere un pittore in particolare, se volevamo, e di decidere con chi fare la ricerca.
Paola e io, manco a dirlo, volevamo farla insieme, ma litigammo ferocemente per settimane, perché lei voleva che il tema fossero gli Impressionisti in generale, mentre io volevo dedicarmi esclusivamente al mio grande amore Pierre-Auguste Renoir.
Non ci sfiorò nemmeno per un momento l’idea di separarci per farla da sole o insieme a qualche altra compagna, e nemmeno mettemmo mai in dubbio il fatto di volerci bene, per cui continuammo a litigare fino allo sfinimento, perché la cosa più importante per noi era farla insieme (ma come dicevamo noi).

Per la cronaca vinse lei, e il ricordo più vivo sono ancora le mie risate trattenute a stento mentre mi allontanavo cercando di non far scricchiolare il parquet della sua stanza, mentre lei, forte del suo accento francese di un anno di liceo linguistico (la ricerca era audiovisiva), pronunciava “Impression soleil levant” arrotondando anche le “erre” che non c’erano a beneficio del registratore.

Ecco, la litigata oggi mi fa sorridere, le ore trascorse insieme, invece, continuano a essere fra i nostri ricordi più belli.

Persempre

Ora ti chiamo, ora ti chiedo, ora ti racconto.
È già un mese e sembra ieri.
Sembra una vita fa, questo primo mese della mia vita in cui ho coscienza del tuo non esserci, questo primo mese in cui, per la prima volta, tu non ci sei per me o io per te; questo primo mese in cui cerco di fare i conti con la tua assenza.
Conti che non tornano mai, assenza che è sempre più vuoto incolmabile, assenza che è sempre più presenza nei ricordi, presenza nei gesti, presenza nelle parole.
Mi manchi, amore mio, presente e assente nella mia vita, per sempre nel nostro persempre.

Il dolore non diminuisce mai, siamo noi a diventare ogni giorno più forti.

[A Silvia]

nel nostro "persempre"

Noi due nel nostro “persempre”

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