Io mi ricordo

Quest'anno, per ricordare il Giorno della Memoria, ho deciso di iniziare a leggere un libro che parli della Shoah, uno dei tanti che non ho ancora letto.

Ieri sera ho iniziato a leggere La notte, romanzo autobiografico di Elie Wiesel, Premio Nobel per la pace nel 1986, sopravvissuto al campo di concentramento di Auschwitz – dove furono uccise la madre e la sorella – e a quello di Buchenwald – dove invece morì il padre.

«Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.

Mai dimenticherò quel fumo.

Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.

Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.

Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l'eternità il desiderio di vivere.

Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.

Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai.»

Sarebbe bello se ciascuno di noi oggi leggesse una testimonianza, per non dimenticare, per ricordare.

Sempre.

Sarà capitato anche a te.

Di scrivere qualcosa di molto personale: in una mailing list, oppure ad una persona che  conosci solo online, oppure in un forum.

Qualcosa per cui ti aspettavi due righe di risposta, oppure un abbraccio virtuale.

Non sto parlando d'amore, sia chiaro, sto parlando di quando ti succede qualcosa e ti senti giù, oppure di una cosa molto privata (ma non inconfessabile!) che in quel momento ti va di raccontare proprio a quella persona: perché si è creata la situazione perfetta, perché quel giorno pensi che sia giusto così, perché…

Invece niente.

Un silenzio assordante.

Molto meglio continuare a parlare del nulla, a volte, che di se stessi.

Ma allora ti chiedi, io cosa ci faccio qui?