Hallo’!

Poi succede che il giorno del tuo compleanno, dopo averti fatto gli auguri, la tua nipote quasi ottenne, con occhi che in quel momento immagini da cerbiatto e voce vellutata, ti domandi: – Zia, quando vengo a Roma dalla nonna [il 29 ottobre]… Halloween… mi porti a fare dolcetto o scherzetto?

E tu, che hai avuto una gran botta di… No, non si dice, da capo.

E tu, che sei stata così fortunata a essere bambina quando Halloween non era ancora stato importato o forse era ancora fermo alla dogana per accertamenti, ad averlo schifato da adulta, a non essere stata importunata mai né da orde di bambini mascherati con cappelli a punta, né da adulti inscheletriti, né tantomeno da zucche ghignanti, ma che ricordi con simpatia e una punta di mistero mai svelato solo il Grande Cocomero dei Peanuts, mentre un brivido ti percorre la schiena e pensi che no, non esiste nessun altro nel raggio di un paio di chilometri al quale potrai scaricare la streghetta nipote, rispondi – Ma certo tesoro che la zia ti porta a fare dolcetto o scherzetto? in giro per il quartiere!

[In progress]

Divergenze cromatiche.

Divergenze cromatiche.

Aiutoooooo!

Mattinata a due, io e Lorenza: sei anni e mezzo, nipote.
Andiamo al mare verso le undici, mentre lei gioca io leggo.
Quando è l’una passata da poco, e ci stiamo preparando per andare da McDonald’s arriva Tommaso, amichetto nuovo di pacca, e lei vuole restare ancora un po’ a giocare con lui.
Io mi faccio preparare un piatto di patatine fritte (ma non a bastoncino, come quelle della San Carlo ma fatte al momento!), afferro una bottiglietta di spuma Paoletti e, continuando a leggere dal Kindle, mi siedo al tavolino all’aperto davanti ai giochi.

Un po’ prima delle due la convinco che è proprio l’ora di andare a mangiare qualcosa.

Dopo un Happy Meal, per lei, e una confezione di McNuggets da sei, per me, mi chiede di restare a giocare un po’.
E va bene, penso io, è stata buona, ‘quasi’ sempre obbediente, ha mangiato, ‘gioca pure’ le dico.

Alle due e mezza, esce dal gioco attraverso lo scivolo e le chiedo se vuole andare a casa; mi risponde di sì, e aggiunge ‘anche perché devo fare la cacca’.

‘Presto’, le dico, ‘afferrandola per una mano e avviandomi alla macchina, ce la fai ad arrivare a casa?’
‘Noooo, non ce la faccio!’

Panico. ‘Come non ce la fai!’
‘Non c’è un bagno qui?’, mi domanda.

Certo che c’è, penso io, ma quelli di McDonald’s sono a chiusura ermetica, non c’è uno spicchio di vetro, di finestra nemmeno a pagarlo oro, io mi sento male solo a pensarci, mi manca già l’aria.
In quel momento ripenso a quando Chicco, in viaggio di nozze, è entrato, sempre da McDonald’s, a Cannes questa volta, in uno di quei bagni a chiusura ermetica dove si accedeva solo digitando il numero dello scontrino (No consumo? No pipì!), ed io sono rimasta lì fuori sperando di rivederlo uscire, prima o poi.

Mi faccio coraggio, prego che il bagno non sia di quel genere, e non lo è.
Apro la porta del bagno delle donne, con il piede tengo aperta quella che divide i bagni dalla sala, e le dico ‘entra e non ti chiudere’.

E aspetto.

La cacca, proprio a me.

Ero quasi salva.

Ma che non lo sanno che le zie non sono preparate a questo tipo di emergenze???



Gli insofferenti?

Bambini? No grazie!

Avanza il fronte dei NoKids.

Leggo sul Corriere della Sera di oggi che sembrerebbe in aumento il fenomeno secondo cui sempre più aerei e locali rifiuterebbero la presenza di adulti accompagnati da bambini.Immediatamente si sta scatenando il fronte dei genitori offesi la cui reazione, a mio parere piuttosto scomposta, è volta a sottolineare più l'insofferenza e la mancanza di tolleranza dei "non genitori" che a cercare di identificarne le cause.

Non sarà che sempre più luoghi pubblici tendono a separare le famiglie con prole dal resto della clientela perché sempre più genitori vengono meno alla loro funzione di educatori e sempre più spesso si ha l'impressione di trovarsi al cospetto di teppisti in miniatura più che di bambini?

Non sarà giusto rispettare sia chi ha il diritto di recarsi in aereo, piuttosto che al ristorante, o al pub o al cinema con i propri figli (al pub, al ristorante? Ma quando sarà che i genitori dell'era moderna comprenderanno qual è il significato ed il valore della rinuncia per se stessi in virtù del benessere dei propri figli? Per non parlare dell cinema: mi è capitato di vedere neonati in passeggino al cinema all'aperto al secondo spettacolo con genitori che proprio non si erano potuti privare della visione del film in cartellone o di bambini di pochi anni assistere alla proiezione di film che avranno scatenato i loro incubi per le settimane successive) che quello di chi ha il diritto (pagando!) di godersi una tranquilla serata priva di schiamazzi, capricci e corse intorno al proprio tavolo?

Ricordo spesso l'aneddoto raccontatomi da mia mamma di quando io e mia sorella, piccole bambine di pochi anni, svegliandoci chiedevamo dal letto: – "Mamma, possiamo alzarci?".

Qualcuno provi ad immaginarlo per un bambino del giorno d'oggi: come minimo passerebbe per un ritardato mentale.Quanto egoismo!Peccato che nessuno però sia mai capace di guardare il proprio.

un dono d'ali

foto di _bobz_

oggi pomeriggio in ufficio:

A (collega): hai scritto la letterina a babbo natale?

C (bimba di cinque anni): sììì!

A: e cosa gli hai chiesto?

C: le ali

A: come le ali?

C: sì, le ali per volare!

A: e poi?

C: e poi niente…

A: e se non le trova?

C: (alzando le spalle) ho già tanti giocattoli…

ecco, l’augurio che faccio a tutti è quello di poter trovare la leggerezza e la serenità per trascorrere un natale che vi avvolga come una carezza in un battito d’ali.

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