estate romana

non esistono più le giornate sonnacchiose di una volta: roma non si svuota più, e un po’ mi dispiace, perché una volta esistevano orari e stagioni nei quali si poteva vivere una città completamente diversa, dove suoni e rumori lasciavano spazio al canto delle cicale o al rumore in lontananza degli autobus.
adesso invece è quasi sempre ora di punta, anche quando molti sono partiti per il mare, quando le scuole sono chiuse, quando sono tutti a pranzo, quando la città è in mano ai turisti, quando tutti dormono: c’è sempre qualcuno in macchina che si sposta da una parte all’altra della città.
adesso torni dal mare alle dieci di sera e alle undici e trenta sei ancora in fila sull’aurelia e ti accorgi che quello che pensavi di aver fatto solo tu in realtà lo stanno facendo altre mille persone: non sei mai solo.
ecco, mi mancano quelle ore sonnacchiose in cui potevi pensare di essere il padrone della città: adesso è solo un’immensa multiproprietà.

quarant'anni e sembra ancora una bambina

ancora adesso la guardiamo sognando, i bambini sognano di andarci e di fare gli astronauti e lo stolto continua a guardare il dito anziché la luna.

mi piacerebbe che, passando di qua, ognuno lasciasse nei commenti una frase o un brano di una canzone, di una poesia o di qualsiasi altra cosa gli venga in mente, che parli della luna.

«L’avevamo sempre addosso, la Luna, smisurata: quand’era il plenilunio notti chiare come di giorno, ma d’una luce color burro, pareva che ci schiacciasse».
(Italo Calvino)

la moto non è un mezzo per vecchi

stamattina il mio debutto in moto.
dall’uscita 27 del raccordo alla 20 e ritorno:
culo a pizzo, braccia in posizione streching con mani sul serbatoio, piedi puntati come una ballerina di danza classica.
erano trentacinque anni, almeno, che il mio collo non assumeva una posizione del genere.