alla merca

quando c’è il sole poi è tutta un’altra vita.
riesci anche ad alzarti di domenica alle sette e mezza nonostante l’ora legale e sprezzante dell’aria freddina della mattina andare con ilchicco in scooter, capelli svolazzanti e una pirofila di pasta al forno sotto la sella, dagli zii a recuperare una macchina in prestito: rigorosamente grigia, sia chiaro.
poi lanciarsi sull’aurelia per andare alla merca.
cos’è la merca?
è la marchiatura del bestiame che l’azienda agricola, dove compriamo la carne con il gruppo d’acquisto del quale facciamo parte, organizza ogni anno.
loro lavorano marchiando i vitelli e organizzando una bella grigliata e noi, da bravi fagottari romani, portiamo vettovaglie varie e facciamo la scampagnata.
prati verdi, vitelli che scalciano, bambini che rincorrono i cani, cani che rincorrono i bambini, una troupe del tg5 che cerca di orientarsi nel fantastico mondo dei gas, boccioni di vino rosso, salsicce, bruschette, cani che cercano di infilarsi nel recinto delle mucche, sole che picchia, giro dell’orto.
ah sì, abbiamo adottato un orto biologico: bieta rossa, fragole, zucche, insalata, carciofi e tutto quello che di stagione in stagione nascerà.
non è meraviglioso?

…c’era una volta o forse erano due, c’era una mucca, un asinello e un bue…”

non ce la faccio piùuuu!

(da leggersi con lo stesso tono di magda nel film bianco rosso e verdone)

stasera, uscendo dall’ufficio dopo un’altra di quelle giornatine da dimenticare, la twingo non è partita.
ed è la seconda volta in meno di un mese.
ora, lei è sempre blu e io sono sempre della bilancia.
una delle due deve cambiare: e quella non sarò certo io.

burp!

noi in famiglia, per non farci mancare proprio niente, abbiamo deciso di prendere il meglio dalle tradizioni culinarie regionali e così per il pranzo di pasqua avevamo:

secondo la tradizione della penisola italica tutta
uova sode e formaggi

secondo la tradizione marchigiana
ciauscolo e crescia

secondo la tradizione siciliana
anellini di pasta al ragù, piselli e provola*

secondo la tradizione laziale
abbacchio alla cacciatora
pollo
patate al forno
carciofi alla romana

secondo la tradizione campana
pastiera napoletana

e poi pane di matera, crostata fatta in casa, berlucchi cellarius, merlot, acqua minerale e caffè.
giuro che lunedì comincio la dieta.

…come?
lunedì è pasquetta?

*primosale non provola, era vero primosale siciliano!

il primo e l'ultimo

il primo ricordo che ho del mio papà è uno schiaffo.
avrò avuto tre o quattro anni ed ero in corridoio, nella casa in cui sono cresciuta.
non ricordo il perché e forse non sarà neanche stato un vero schiaffo, forse uno scappellotto; ma certi ricordi svaniscono con il passare del tempo, come i sogni.
l’ultimo ricordo invece è un abbraccio, in ospedale.
io che sto andando via e che l’ho già salutato.
lui che mi richiama e che mi abbraccia forte.
cerco di trattenerlo questo ricordo, di fare in modo che non scappi via come i sogni all’alba.

foto di alexydiary

la vie en rose

roma è una città che riserva sempre tante sorprese.
ieri eravamo a via del corso che, si sa, il sabato pomeriggio diventa il veramente il centro di roma.
alla consueta folla dello struscio, prova ad aggiungere un mare di tifosi scozzesi in kilt reduci dall’ultima partita del sei nazioni, un famoso quotidiano sportivo che spara coriandoli rosa da un balcone e un salto all’inaugurazione da mondo pop di caput mundi con cesko per avere in un solo giorno tutti i colori del mondo*.

*con una leggera dominante rosa: se vuoi vedere le altre foto fai un salto sul mio flickr!”

ponte ponente ponte pììì…

da quando ilchicco ed io siamo migrati verso il litorale, le nostre incursioni nella movida di roma nord sono molto diminuite. sabato tardo pomeriggio però, complice una missione da compiere, eravamo a ponte milvio.

dopo un aperitivo da rerè, dove il maculato e lo zebrato, gli stucchi dorati e le tardone in calze colorate trionfano in un tripudio del kitsch, abbiamo deciso di fare quattro passi. così, un po’ per guardare con i nostri occhi lo sviluppo di questa zona che ci è tanto familiare, un po’ per fare la conta dei locali: 2 nuovi ristorantini sushi, 2 nuovi posti per l’aperitivo, 1 nuova piazzetta per i tavolini…insomma, siamo due impiccioni e facevamo il nostro mestiere!
un po’ perché ci piace veder diventare questa vecchia piazza, una volta famosa solo per il mercato e per le passeggiatrici di tor di quinto, una specie di soho romana.

per finire non ci siamo certo fatti mancare il pellegrinaggio sul ponte per dare un’occhiata anche ai famigerati lucchetti e: i lampioni sono stati liberati dalla morsa d’acciaio che li costringeva ma in compenso sono stati posizionati tre gruppi di transenne, tre per lato sotto ai lampioni per un totale di sei, dove sono stati lucchettati tutti lucchetti. come se non bastasse sono apparse anche le bancarelle che vendono lucchetti (di tutte le misure), pennarelli e, visto che era l’otto marzo, persino mazzetti di mimose. l’effetto complessivo era di cimitero.

per recuperare e ricordarci che ponte milvio non è la tomba dell’amore, ma ormai forse solo una discarica di metallo sopra e sotto i famosi tre metri, e che non tutti i ponti vengono per nuocere, ieri pomeriggio ci siamo visti in dvd i ponti di madison county.

foto di Donnali

piovono rane (anzi, raganelle)

recuperata la twingo di cui sotto dopo aver pagato un riscatto dal meccanico pari a 700 euro ho acquisito una grande certezza: un altro solo giorno in scooter alle spalle di chicco anziché in principessa mi avrebbe sicuramente trasformata in una raganella acquatica.
la cervicale ha avuto un incremento pari al 200% e secondo me sono ad un passo dal contrarre una sinusite cronica.
quindi ode a tutti quelli che sprezzanti dello smog, della pioggia e degli automobilisti girano tutti i giorni su due ruote, permettendo così a tutti noi altri di girare su quattro di ruote: che altrimenti saremmo veramente troppi e non si muoverebbe più nessuno!