Ho fatto un sogno.

Questa notte ho fatto un sogno.
Dormivo e stavo sognando e qualcuno nel sogno mi diceva la parola cavatappi, e io capivo che era una cosa importante che dovevo ricordare, a tutti i costi.
Non apribottiglie, non qualcosa di simile, ma proprio cavatappi.
Al risveglio mi trovavo a vagare per le vie di Roma, per una Roma che non conosco ma che ora ricordo bene di aver già visto altre volte, chissà quando.
In particolare ricordo un incrocio, uno snodo di strade che mi è familiare, che ho percorso già altre volte, ma quando non so.
A un certo punto, camminando, da sola in mezzo alla gente, ricordo il sogno e mi torna in mente quella parola, che più che essere utile ad aprire una bottiglia, adesso sembra essere diventato un lasciapassare, o un grimaldello per aprire chissà quale cassaforte.
Poi più niente, non ricordo altro, così come questa mattina al risveglio.
Ora, all’improvviso, riaffiora, e io, oltre a sentirmi come Woody Allen in «Madagascar», comincio a chiedermi cosa la mia mente mi stia chiedendo di fare, con quel cavatappi.
Nel dubbio interrogo la Smorfia e me lo gioco al Lotto.

Tra sogno e realtà.

Questa notte ho sognato.

Sogno spesso ultimamente; ma forse, più che spesso, la differenza è solo nel fatto che adesso ricordo di sognare, anche se molto raramente ricordo cosa ho sognato.

Stanotte però ricordo di aver sognato nonno Mario e nonna Gina, ma non insieme, nello stesso sogno ma non nella stessa casa o nello stesso momento.
Ricordo che nonno Mario moriva prima di nonna Gina, nel sogno, e questo non è reale.
Ricordo anche che nonna Gina moriva da sola, in un’altra città, dove nessuno di noi aveva fatto in tempo a raggiungerla, e neanche questo è reale.

A volte vorrei conoscere l’origine di questi sogni, arrivare alle radici per comprenderne fino in fondo il perché. Ma neanche questo, forse, sarebbe reale.

Libera di sognare.

C’è una fase nei sogni, succede anche a me che ne ricordo pochissimi, che mi piace moltissimo: è quella in cui, se quello che sto facendo non è propriamente un bel sogno ma nemmeno un incubo che mi faccia svegliare di soprassalto, mi rendo conto che quello che sto vivendo non è reale, e senza nemmeno dover aprire aprire gli occhi posso dirmi sorridendo, al buio, senza essere nemmeno troppo sveglia, «Ehi, ma non è vero!» e continuare serenamente a dormire. E a sognare qualcosa di più bello.

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sogno o son desta?

foto di nat hansen

io i sogni non me li ricordo quasi mai, per cui quando la mattina mi sveglio la mia mente è sempre sgombra da pensieri, angosce o senso di appagamento.
non so per quale motivo non riescano, se non in rare occasioni, a fissarsi nella mia mente, forse dipende solamente dal fatto che secondo me non c’è niente di più noioso dello stare ad ascoltare i racconti dei sogni altrui e quindi, di conseguenza, preferisco non averne da raccontare per non cedere alla tentazione e non annoiare nessuno.
questa lunga premessa solo per dire che ieri, mentre mamma parlava al telefono con zia, io ancora non mi ricordavo del sogno fatto durante la notte nel quale mi ero arrabbiata con lei (la mia madrina, la mia testimone di nozze, la mia zia preferita!) e quindi non riuscivo a spiegarmi quel senso di fastidio e di risentimento che provavo nell’ascoltare la telefonata.
poi, dopo qualche minuto, come se qualcuno avesse schiacciato un interruttore, il sogno si è ricomposto nella mia mente e mi è venuto da sorridere e ho pensato a chissà quante volte a mia insaputa il subconscio avrà condizionato il mio umore.
è legittimo allora pensare che se domani risponderò male a qualcuno, apparentemente senza motivo, dipenderà semplicemente da qualcosa che sognerò stanotte e di cui non avrò memoria?