Con i minuti contati

Ore 18:53: telefonata del marito che avvisa che di lì a qualche minuto uscirà dall’ufficio per tornare a casa.

Rifletto un paio di minuti e mi dico: ho tutto il tempo per farmi una doccia e preparare la cena.

Ore 19:forse05: telefono alla mamma (per evitare che si preoccupi chiamandomi quando sono sotto la doccia in caso di mancata risposta) e le dico che sto andando a farmi una doccia.

Ore 19:forse10: sono sotto la doccia.

Ore 19:15: sono sotto la doccia e mi sto insaponando i capelli, quando suona il cellulare.
È inequivocabilmente il suono di colui che ha già telefonato alle ore 18:53; tralascio la trascrizione di quello che ho pensato (Paperino avrebbe detto più o meno: @[email protected]) e penso che accidenti sono costretta a rispondere, perché: se non rispondo al cellulare passerà a chiamare il fisso, se non risponderò neanche al fisso si preoccuperà (siamo una famiglia di gente che si preoccupa).

Ore 19,25: dopo aver urlato al vivavoce STO SOTTO LA DOCCIA per almeno tre volte senza riuscire ad udire risposta, riesco finalmente a finire ‘sta benedetta e rilassantissima doccia e ad uscire.

Ore 19:30: penso che Murphy sia stato un fottutissimo sottovalutato genio.

Tra il sacro e il profano.

Leggo l’intervista integrale a Papa Francesco, e penso che questo Papa sia un dono, un grande dono, forse il dono più grande che Papa Benedetto XVI potesse farci, e che questo, anche questo, sia un segno di quella stessa grazia divina di cui il nuovo Papa parla nell’intervista.

Ascolto, mentre leggo, in sottofondo le parole di De Gregori,

«E la vita Caterina, lo sai, non è comoda per nessuno,
quando vuoi gustare fino in fondo tutto il suo profumo.
Devi rischiare la notte, il vino e la malinconia,
la solitudine e le valigie di un amore che vola via.
E cinquecento catenelle che si spezzano in un secondo
e non ti bastano per piangere le lacrime di tutto il mondo.»

che per uno strano gioco di piani emotivi che si sovrappongono l’uno all’altro, si mescolano nella mia testa a quelle dell’intervista,

«Sì, in questo cercare e trovare Dio in tutte le cose resta sempre una zona di incertezza. Deve esserci. Se una persona dice che ha incontrato Dio con certezza totale e non è sfiorata da un margine di incertezza, allora non va bene. Per me questa è una chiave importante. Se uno ha le risposte a tutte le domande, ecco che questa
è la prova che Dio non è con lui. Vuol dire che è un falso profeta,
che usa la religione per se stesso. Le grandi guide del popolo di Dio,
come Mosè, hanno sempre lasciato spazio al dubbio. Si deve lasciare
spazio al Signore, non alle nostre certezze; bisogna essere umili.
L’incertezza si ha in ogni vero discernimento che è aperto alla conferma della consolazione spirituale»
,

e mi dico di che sì, la vita è davvero un mistero, dove al dubbio e all’incertezza e alle lacrime, a volte, alcune volte, fanno da contraltare altre parole che aprono il cuore e illuminano il futuro, capaci di restituire la speranza e, perché no, anche di asciugare le lacrime.