A cena.

Mi sento un po agitata, ho come un po’ di affanno.
Ansia, direi.
Penso che mi aprirò una bottiglia di vino rosso.
Lo so che tu sei a dieta e non puoi berlo, ma devo farlo.
Lo capisci, vero?
(Cosa tocca inventarsi)

Vuoi?

C’era vento oggi in spiaggia, eravamo non più di otto o dieci persone a restare ancora lì nel tentativo estremo di assorbire gli ultimi raggi di sole della stagione.
Ero lì, sul mio lettino, vicino all’ombrellone chiuso che tanto non serviva aprirlo, quando vedo lui che da lontano mi punta, con il suo carico di collane, anellini, braccialetti, uno zainetto sulle spalle che doveva pesare almeno venti chili.
- Vuoi collana?
- No grazie.
- Vuoi anelli?
- No grazie.
- Vuoi cavigliera?
- No grazie.
- Vuoi…
(Adesso lo frego io)
- Anellino per il piede, ce l’hai?
- Forse uno.
E dopo aver posato sul mio asciugamano il suo carico, compresa la vetrinetta con gli anelli, inizia a frugare nello zainetto.
Io nel frattempo prendo un appunto nelle note sul cellulare, medito tra me e me se non sia il caso di farmi spostare il lettino alle ‘sabbie asciutte’, finché non uno, ma due anellini saltano fuori dallo zainetto.
- Li prendo tutti e due, dico.
- Quanto vuoi?
- Cinque euro.
- Ma cinque euro sono tanti, sono troppi.
- Decidi tu, ma argento buono.

Alla fine, mi accorgo che nel portafogli ho un pezzo da venti euro, e quindi non posso fare neanche il gesto di dargliene tre o quattro, e mi rassegno all’idea di pagare cinque euro. In cambio, però, mi regala anche un braccialetto di fili colorati.
È indiano, mi dice, è giovane, non credo avrà più di venticinque anni, forse meno.
Anzi, sicuramente meno, perché nel suo italiano stentato mi dice, e finalmente riesco a capirlo, che lui la prossima settimana tornerà a casa sua, a Madras, perché inizia l’Università.

- Che bello, gli dico io, cosa studi?
- Medicina, risponde lui.
- Medicina?, chiedo io sbalordita al pensiero che quel ragazzo giovane, quel ‘vu cumprà’, come li chiamiamo noi senza un briciolo di rispetto, sarà un medico, sta studiando per diventare un medico.
- Accidenti, che bello, gli dico!
E lui mi dice che sì, deve fare l’Università e poi la specializzazione.
- In cosa, gli chiedo?
- Orecchie, mi risponde.
- Otorino!
- Ecco bravo, gli dico, quando poi ti sei laureato e specializzato torna qua, che proprio ieri avevo fastidio a un orecchio…
- Eh, ma ci vogliono almeno otto anni, mi risponde.
Ti aspetto, penso, magari in vacanza anziché costretto a trascinare sotto il sole per mesi il tuo carico di chincaglierie per noi italiani, che viviamo le nostre vite convinti di ‘fare sacrifici’ per andare avanti.
Quanti di noi farebbero mai una cosa del genere, o quanti ragazzi conosciamo che per potersi pagare gli studi farebbero mai una vita del genere?
- Vuoi…?
- Eh no, mo’ basta, ciao!

Mancava solo la panna montata.

Succede che in un lunedì mattina di settembre, anziché fare il solito shampoo, io decida di fare una maschera naturale per i capelli sfibrati.
E succede anche che, non avendo la minima idea di come si faccia, ma avendo deciso di farla con lo Yogurt, decida di scrivere maschera+capelli+yogurt su Google e di trovare la favolosa e semplicissima ricetta di una maschera nutriente allo Yogurt con il cacao magro.
E così, laPitta, prende una cuccuma, ci schiaffa dentro quattro cucchiai di Yogurt bianco, un cucchiaio di cacao magro e rimesta con il cucchiaio (manco fosse Topolino l’apprendista stregone), fino ad avere una miscela omogenea e senza grumi.
Con il composto, infine, si reca in bagno e sulla vasca da bagno, per non lasciare tracce intorno a sé, applica il tutto sulla sua lunga chioma.
Dopodiché (sembra facile!) si avvolge di pellicola per alimenti, utilizzandone circa tre metri, e lascia in posa per circa trenta/quaranta minuti.
Nel frattempo legge la posta, fa colazione, telefona alla mamma, il tutto inebriata dal profumo del cioccolato, al punto da credere, per un attimo, chiudendo gli occhi, di essere in una cioccolateria belga, francese o viennese: fate voi.
Mancava solo la panna montata, in testa, e a dirla tutta in frigorifero c’era, ma io ho preferito mangiarla!


Nessun luogo è lontano.

Seguo su Twitter gli aggiornamenti quotidiani del figlio James.

Sono cresciuta con Richard Bach, e anche se adesso non va più di moda e i suoi libri sono in odore di New Age, allora, quando avevo diciassette anni, di New Age nessuno di noi ne aveva mai sentito parlare.

Il mio amico Pigi un giorno mi regalò un libretto dalla copertina arancione rigida che conteneva un messaggio di amicizia, leggero, solo poche parole che forse potrebbero essere copiate qui dentro e diventare un post nemmeno troppo lungo, ma che contenevano l’essenza dell’amicizia e promettevano il ‘per sempre’.

Quell’amicizia che anche dopo trent’anni, quando ormai ci si è persi e non ci si sente più, è custodita dentro al mio cuore, come un anello di brillanti nel portagioie, come un ‘per sempre’ che non finirà mai.

Richard Bach e il gabbiano Jonathan Livingston, il suo biplano e le sue illusioni mi hanno messo le ali, mi hanno insegnato a volare ricordandomi sempre che prima di tutto c’è il cuore, mi hanno fatto comprendere che nella vita nessun luogo è lontano.

Basta volerci andare per esserci già.

Coraggio, Richard, riprendi a volare.

«Può forse una distanza materiale separarci davvero dagli amici? Se desideri essere accanto a qualcuno che ami, non ci sei forse già?»

(Richard Bach)


Saggezza metropolitana in tempo di crisi.

Dice ilChicco: ‘Moriremo prima ma almeno moriremo con la pancia piena!

(Oggi, dopo anni di Sma, un po’ di spesa al Todis)