In equilibrio

Ho paura della vecchiaia, così come ho paura della morte.

Ho paura di arrivare un giorno, chissà quando e chissà come, a non essere più padrona di me stessa.

O anche, più semplicemente, più presente a me stessa.

Allo stesso tempo temo l'idea del suicidio, e temo ancor di più il fatto che in un giorno lontanissimo, possa affacciarsi come un lampo nella mia mente l'idea che questa possa essere l'unica soluzione.

Scrivo questo pensando, forse come molti oggi, a Mario Monicelli e alla sua fine.

Penso anche che in alcuni casi, in molti casi, si dovrebbe lasciare le persone che soffrono, rinchiuse in vite che non sono più vite, libere di andare.

Ma quando questa scelta è suicidio e quando invece diventa eutanasia?

Dov'è quella linea sottile che le separa e che da una parte significa solitudine, dolore e incomunicabilità, mentre dall'altra pietà e rispetto della dignità umana?

Ieri sera sentendo in diretta tv la notizia della morte di Monicelli ho provato tristezza, per la perdita di un uomo che con i suoi film ha dato moltissimo alla cultura italiana, ma quando dopo pochi minuti ho letto online la notizia del suo suicidio ho provato uno choc molto forte, una stretta al cuore…

Non riesco a pensare che il suicidio possa essere una soluzione, continuo a credere che sia un fallimento per la società e tutti coloro che restano ma, nonostante questo ne ho paura.

 

Gli insofferenti?

Bambini? No grazie!

Avanza il fronte dei NoKids.

Leggo sul Corriere della Sera di oggi che sembrerebbe in aumento il fenomeno secondo cui sempre più aerei e locali rifiuterebbero la presenza di adulti accompagnati da bambini.Immediatamente si sta scatenando il fronte dei genitori offesi la cui reazione, a mio parere piuttosto scomposta, è volta a sottolineare più l'insofferenza e la mancanza di tolleranza dei "non genitori" che a cercare di identificarne le cause.

Non sarà che sempre più luoghi pubblici tendono a separare le famiglie con prole dal resto della clientela perché sempre più genitori vengono meno alla loro funzione di educatori e sempre più spesso si ha l'impressione di trovarsi al cospetto di teppisti in miniatura più che di bambini?

Non sarà giusto rispettare sia chi ha il diritto di recarsi in aereo, piuttosto che al ristorante, o al pub o al cinema con i propri figli (al pub, al ristorante? Ma quando sarà che i genitori dell'era moderna comprenderanno qual è il significato ed il valore della rinuncia per se stessi in virtù del benessere dei propri figli? Per non parlare dell cinema: mi è capitato di vedere neonati in passeggino al cinema all'aperto al secondo spettacolo con genitori che proprio non si erano potuti privare della visione del film in cartellone o di bambini di pochi anni assistere alla proiezione di film che avranno scatenato i loro incubi per le settimane successive) che quello di chi ha il diritto (pagando!) di godersi una tranquilla serata priva di schiamazzi, capricci e corse intorno al proprio tavolo?

Ricordo spesso l'aneddoto raccontatomi da mia mamma di quando io e mia sorella, piccole bambine di pochi anni, svegliandoci chiedevamo dal letto: – "Mamma, possiamo alzarci?".

Qualcuno provi ad immaginarlo per un bambino del giorno d'oggi: come minimo passerebbe per un ritardato mentale.Quanto egoismo!Peccato che nessuno però sia mai capace di guardare il proprio.

Vecchia Italia,

che effetto ti fa oggi sentire il giuramento di quelli che ti sognavano unita e che per te erano disposti a perdere la vita?

Bella serata quella di ieri, con Saviano e Fazio, Benigni e Finocchiaro, Vendola e Abbado: a parlar di legalità, onestà, cultura, Italia.

Peccato che lo stolto, come al solito, abbia guardato il dito anziché la luna.

(Basta leggere alcuni dei commenti nella pagina di Youtube oppure aver ascoltato alcune fra le critiche che sono state fatte a "Vieni via con me")

Il giuramento della Giovine Italia

Nel nome di Dio e dell'Italia; nel nome di tutti i martiri della santa causa italiana caduti sotto i colpi della tirannide straniera e domestica, per i doveri che mi legano alla terra ove Dio mi ha posto e ai fratelli che mi ha dati; per l'amore, innato in ogni uomo, ai luoghi ove nacque mia madre e dove vivranno i miei figli; per l'odio, innato in ogni uomo, al male, all'usurpazione, all'ingiustizia, all'arbitrio; per il rossore che io sento, in faccia ai cittadini delle altre nazioni, del non aver nome né diritti di cittadino, né bandiera di nazione, né patria; per il fremito dell'anima mia, creata alla libertà e impotente ad esercitarla, creata all'attività del bene e impotente a farlo nel silenzio e nell'isolamento della servitù; per la memoria dell'antica potenza; per la coscienza della presente abiezione; per le lagrime delle madri italiane per i figli morti sul palco, nelle  prigioni, in esilio; io…credente nella missione commessa da i Dio all'Italia, e nel dovere che ogni uomo, nato Italiano, ha di contribuire al suo adempimento; convinto che dove Dio ha voluto fosse nazione esistono le forze necessarie a crearla; che il popolo è depositario di quelle forze,. che nel dirigerle per il popolo e col popolo sta il segreto della vittoria; convinto che la virtù sta nell'azione e nel sacrificio; che la potenza sta nell'unione e nella costanza della volontà; do il mio nome alla Giovine Italia, associazione di uomini credenti nella stessa fede; giuro di consacrarmi tutto e per sempre a costituire con essi l'Italia in nazione una, indipendente, libera e repubblicana. Di promuovere con tutti i mezzi di parola, di scritto, di azione, l'educazione de' miei fratelli all'intento della Giovine Italia, all'Associazione che solo può rendere la conquista durevole. Di non appartenere da questo giorno in poi ad altre associazioni. Di uniformarmi alle istruzioni che mi verranno trasmesse nello spirito della Giovine Italia da chi rappresenta con me l'unione de' miei fratelli, e di conservarne, anche a prezzo della vita, inviolati i segreti.Di soccorrere coll'opera e col consiglio a' miei fratelli nell'associazione. ORA e SEMPRE. Così giuro, invocando sulla mia testa l'ira di Dio, l'abbominio degli uomini e l'infamia dello spergiuro, s'io tradissi in tutto o in parte il mio giuramento.

Siamo tutti di Pollica

Da oggi io ho la carta d'identità numero 216: niente paura, non è Second Life, anche se sono una cittadina virtuale.

In questo caso però, essere cittadini virtuali di Pollica, è un'azione simbolica molto importante, che testimonia sostegno e solidarietà.

Il 5 settembre di quest'anno il Sindaco della cittadina del Cilento, Angelo Vassallo, veniva assassinato da ignoti a causa del suo impegno civile: diventare cittadini virtuali di Pollica serve a dire ai suoi abitanti che non sono soli e che la legalità non è un sogno di poche persone.

E tu che numero sei?