In equilibrio

Ho paura della vecchiaia, così come ho paura della morte.

Ho paura di arrivare un giorno, chissà quando e chissà come, a non essere più padrona di me stessa.

O anche, più semplicemente, più presente a me stessa.

Allo stesso tempo temo l'idea del suicidio, e temo ancor di più il fatto che in un giorno lontanissimo, possa affacciarsi come un lampo nella mia mente l'idea che questa possa essere l'unica soluzione.

Scrivo questo pensando, forse come molti oggi, a Mario Monicelli e alla sua fine.

Penso anche che in alcuni casi, in molti casi, si dovrebbe lasciare le persone che soffrono, rinchiuse in vite che non sono più vite, libere di andare.

Ma quando questa scelta è suicidio e quando invece diventa eutanasia?

Dov'è quella linea sottile che le separa e che da una parte significa solitudine, dolore e incomunicabilità, mentre dall'altra pietà e rispetto della dignità umana?

Ieri sera sentendo in diretta tv la notizia della morte di Monicelli ho provato tristezza, per la perdita di un uomo che con i suoi film ha dato moltissimo alla cultura italiana, ma quando dopo pochi minuti ho letto online la notizia del suo suicidio ho provato uno choc molto forte, una stretta al cuore…

Non riesco a pensare che il suicidio possa essere una soluzione, continuo a credere che sia un fallimento per la società e tutti coloro che restano ma, nonostante questo ne ho paura.

 

6 thoughts on “In equilibrio

  1. Fino a poco tempo fa mi facevo la tua domanda sull'eutanasia. Io non ho paura della vecchiaia e della morte, forse perchè ho Fede e so di non essere sola …

    Sono arrivata a considerare lecita l'eutanasia quando la medicina non può più niente e il mantenere in vita sarebbe un inumano portare avanti una vita nel dolore con il solo scopo di attendere che si spenga. Se uno in questo caso non vuole proseguire il tormento, deve essere libero di scegliere.

    E Monicelli credo non abbia voluto fare quella fine in uno stato che non da questo diritto. E l'ha finita come solo una mente libera come lui poteva finirla.

  2. @salvatapergrazia (il tuo nick lascia immaginare una bella storia di vita che ti riguarda) grazie per le tue parole.
    Anche io sono credente e in questi casi mi appoggio moltissimo alla fede e proprio perché credente a volte sono infastidita da queste mie paure.
    Ecco, hai ragione, c'è un altro confine, un'altra linea da definire: quella tra cura e accanimento.
    È difficile, è veramente difficile, ma credo che proprio per questo, per un uomo che non credeva in niente se non nella vita come Monicelli, la decisione sia stata presa spalle al muro più che da mente libera.
    Grazie.

  3. Bello il vostro scambio di idee! Aveva 95 anni, aveva vissuto intensamente e ha deciso che doveva essere lui a battere l'ultimo ciak. A me è sembrata la sua ultima zingarata! Perchè uno Stato che si proclama dalla parte della vita, non offre la possibilità ai suoi cittadini di decidere quando chiuderla se ormai la fine è solo un'attesa inutile? E poi si pensa allo strazio delle persone che ti stanno vicino e che devono assistere impotenti alla morte di una persona che amano? No, non ci si pensa… purtroppo… Un abbraccio, Marina

  4. Grazie a te Maria, io penso che parlare di questi argomenti, morte e suicidio sono ancora vissuti come tabù, soprattutto se in maniera pacata così come abbiamo fatto, sia sempre arricchente, anche perché non esistono risposte giuste e verità assolute, ma solo punti di vista.

  5. hillman si è occupato in modo meraviglioso di entrambi i problemi:
    nella forza del carattere della vecchiaia
    nel suicidio e l'anima del suicidio, appunto.
    Ti riappacifica con i due rovelli, provare per credere.
    anna segre, detta anche wanda tigre su anobii

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