Le stelle di una volta.

Mentre guardavo la tv, lo spicchio di cielo che fra i tetti si intravede dalla vetrata è stato attraversato da una stella cadente, così luminosa e con una scia così lunga che per un istante, pensando che fosse un fuoco d’artificio, ho aspettato di sentire il botto e di vedere la scia cambiare colore in una esplosione improvvisa di luci multicolore rosse, verdi e dorate.
E invece sono rimasta lì, a bocca aperta, a chiedermi come potessero esserci già le stelle cadenti; perché le stelle cadenti si vedono al mare sulla spiaggia, o in campagna in mezzo ai grilli, oppure nelle notti piene di stelle in montagna con addosso una felpa per ripararsi dall’aria frizzante della notte, non mentre stai sul divano di casa tua a guardare la tv, senza ricordare che quelle erano le notti d’estate di quando andavo a scuola e che l’attesa del dieci agosto e della notte delle stelle cadenti serviva a ricordare che l’estate era arrivata al suo culmine, che le vacanze, che per molti invece ancora devono iniziare, iniziavano a finire, che le giornate si erano già sensibilmente accorciate e che era meglio affrettarsi a finire i compiti.
E così, a bocca aperta per lo stupore, pensando alle stelle di una volta in attesa di un fuoco d’artificio che non c’è stato, non ho fatto nemmeno in tempo a esprimere un desiderio.

Carpe diem.

Ovviamente questo è l’avambraccio destro :-)

Il tempo di una pipì, anche piuttosto veloce, e ne sono uscita con tre pizzichi di zanzara:
uno sulla chiappa sinistra,
uno sulla coscia destra,
e uno sull’avambraccio destro.

Quello che si dice ‘cogliere l’attimo’: schifose e fameliche opportuniste, siete peggio delle tasse.



estate romana

non esistono più le giornate sonnacchiose di una volta: roma non si svuota più, e un po’ mi dispiace, perché una volta esistevano orari e stagioni nei quali si poteva vivere una città completamente diversa, dove suoni e rumori lasciavano spazio al canto delle cicale o al rumore in lontananza degli autobus.
adesso invece è quasi sempre ora di punta, anche quando molti sono partiti per il mare, quando le scuole sono chiuse, quando sono tutti a pranzo, quando la città è in mano ai turisti, quando tutti dormono: c’è sempre qualcuno in macchina che si sposta da una parte all’altra della città.
adesso torni dal mare alle dieci di sera e alle undici e trenta sei ancora in fila sull’aurelia e ti accorgi che quello che pensavi di aver fatto solo tu in realtà lo stanno facendo altre mille persone: non sei mai solo.
ecco, mi mancano quelle ore sonnacchiose in cui potevi pensare di essere il padrone della città: adesso è solo un’immensa multiproprietà.

mare profumo di mare

passeggiata tra le acque

in quest’inizio di estate e in in questa fine di giugno una dei pochi pensieri che riesco ad articolare, consumata dall’afa cittadina, è che una volta, quando cominciava wimbledon, per me era già vacanza da tempo.
ci sono avvenimenti sportivi che inevitabilmente mi ricordano la spiaggia di anzio o i residence di ovindoli in estate: le olimpiadi, il gran premio di montecarlo e appunto, wimbledon.
del perché poi la vita debba andare alla rovescia e privarti da adulto dei piaceri dei quali hai imparato a godere nell’adolescenza, è un altro di quei misteri sui quali arrovellarsi in una calda notte d’estate.
resta il fatto che ogni anno, quando inizia wimbledon, io mi senta vittima di un’ingiustizia universale.