Il mistero delle visite scomparse.

Non è un post, questo, è una prova.
Più che una prova la ricerca di un indizio, di qualcosa che mi aiuti a capire cosa accidenti sia successo, o stia succedendo, al mio blog.
Quindi non domandatevi e passate pure silenziosi.
Sarà mica colpa di quel cavolo di SEO che ho usato nel post precedente?

A picco.

A picco.

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Come il prezzemolo.

Allora, la storia dovrebbe essere questa: io scrivo di là qualcosa e posso mettere una breve descrizione di me medesima con l’indirizzo del mio blog, cioè questo.
Però poi penso che sia meglio dire anche di qua che scrivo anche di là, così i miei lettori preferiti (Gioia e Adriano, che in effetti poi sarebbero anche gli unici di cui sia veramente sicura) sapranno che scriverò anche di là.
Cosa ci guadagnerò con tutto questo scrivere di qua e di là non mi è ben chiaro, di sicuro non soldi, al momento almeno non sono propriamente all’orizzonte.
E allora perché lo faccio?
Solo perché ho tanto tempo libero a disposizione?
Perché amo le luci della ribalta?
Perché mi piace scrivere?
Chi lo sa, magari di tutto un po’, proprio come leidonnaweb.

Per ora 1 e 2.
Ma il 3 è già sulla rampa di lancio!

Leidonnaweb & me.

Un post. Anzi, quasi un commento ombelicale.

Mondo Blog



Ho ricevuto questo libro in regalo, come scopro dalla dedica, nel giugno 2003, in un giorno non meglio specificato.
Eloisa Di Rocco, l’autrice, è stata tra le primissime blogger italiane, lei che da Chicago scrutava l’iperspazio e, avanti come è sempre stata, pioniera del web italico, in un freddo gennaio del 2001 lanciava il suo lapizia.net nella Rete.

Ed io lapizia.net, me lo bevevo come un romanzo a puntate, quando l’ho scoperto. Non vedevo l’ora di leggerlo e di riconoscere le persone di cui raccontava, sentir parlare dell’agenzia dove lavorava (anni luce avanti anche lei rispetto a quella dove lavoravo io), toccare quasi con mano la sua nostalgia per l’Italia e per Roma, aspettarla quando per me era quasi notte e per lei giorno e viceversa.

E dal suo blog, ad effetto domino, ho iniziato a leggere Rillo, Leonardo, Broono, Vanessa, Wile, quel nucleo di blogger che qualche tempo dopo, quando ormai la sua avventura negli States era finita, si riunì nella sua piccola casa di Roma.

«Presto la mia piccola casa non ce la fece a contenere tutti, e malgrado la serata freschina la gente si riversò nel terrazzo. Mi accorsi solo dopo un po’ che in maniera naturale i miei invitati si erano perfettamente divisi fra vecchi amici, rimasti dentro, e blogger, che stanziavano fuori, alla luce delle fiaccole e delle stelle.
Fra questi c’era chi si vedeva per la prima volta quella sera, ma passarono ugualmente tutta la notte a scherzare e a parlare di cose geek. A vederli così sembravano molto diversi fra loro, per età, per città di nascita, per interessi, per professione, per carattere. Eppure sul mio terrazzo, come poi sarebbe successo nel casale di Biccio o in trattoria, sembrò parlassero una lingua comune. C’era qualcosa che faceva parte di tutti noi, nella quale ognuno si riconosceva un po’. Cosa fosse, mistero.»

Stasera, quando ho preso per caso questo libro in mano, rovinato anche lui dal nubifragio di ottobre, con le pagine ormai ispessite e ondulate, e ho cominciato a sfogliarlo e a rileggerlo, per un attimo ho avuto la sensazione di leggere storie che narrano fatti di un’altra epoca, un diario di bordo che racconta le gesta di pionieri che come i cercatori di oro arrivavano nel west, si lanciavano con le loro storie quotidiane attraverso spazi infiniti, giovani e tecnologici esploratori che con la loro curiosità ci hanno regalato tutto quello che oggi a noi che chattiamo e postiamo con estrema facilità sembra già passato, ma che per loro era un futuro ancora tutto da scoprire. Un tempo in cui blogger, webdesigner, giovani pubblicitari, tutti in qualche modo ci si conosceva, ci si incontrava, ci si incrociava, online o dal vivo, come in quella sera d’estate di poco tempo dopo in cui ci ritrovammo seduti sui gradini di Piazza Trilussa, quella sera in cui Enzo B. mi abbracciava stretta stretta e mi diceva ‘Patti Patti, ed io che ti credevo bionda!’. Te la ricordi quella sera, Elo?

Già perché, dimenticavo, altrimenti che commento ombelicale sarebbe, Eloisa è amica mia, e quella piccola casa con quel terrazzo dal quale in quella notte freschina si vedevano le stelle, oggi è casa mia.
(E se io sono laPitta è solo grazie a laPizia.)

[Dimenticavo]
Poi un giorno, quando a poco a poco i blog cominciavano ad essere diffusi tra i più, come le Dive al culmine della notorietà, laPizia ha spinto sul suo blog il tasto ‘delete’, e… puf, tutti i ‘kb’ sono tornati nell’iperspazio!



C’è vita su questo blog!

Davvero non pensavo, quando ho fatto il trasloco da Splinder.
Non che pensassi che Altervista fosse un sito statico, piuttosto pensavo che il mio blog fosse ormai pieno di ragnatele e con tutti gli scatoloni ancora da aprire.

In realtà qualche scatolone imballato ancora c’è: mesi che l’importer non è riuscito a trasferire, e questo mi dispiace parecchio, perché è come avere un album delle fotografie, magari quelle della gita al Liceo in cui ti sei divertito tanto, e non poterle guardare perché ha le pagine incollate.

Però, a parte questo, a parte la mia pigrizia, e i pochi post che ho scritto da quando sono arrivata, pensavo davvero che non passasse più nessuno, o quasi: ‘se non ci passo io figuriamoci gli altri’, ho pensato!

Poi mi è arrivata la mail di Altervista che mi proponeva di mettere dei banner pubblicitari per ‘guadagnare’ con il blog.
L’ho letta, mi sono detta ‘mo’ ci penso’ e me ne sono dimenticata, ‘tanto’, mi sono detta ancora ‘sarà una di quelle mail automatiche che mandano a tutti’.

Ieri me n’è arrivata una seconda e stamattina ho deciso di attivare il banner: ‘almeno ci sarà qualcosa di vivo nel mio blog, qualcosa che si muove’ ho pensato.

E adesso, che ho avuto un minuto ho pensato di andarmi a leggere le statistiche, che nemmeno credevo ci fossero, abituata a Splinder, che t’ho voluto tanto bene, Splinder, ma a saperlo che eri così basic traslocavo molto prima!

E, colpo di scena: ma chi sono tutti questi che visitano il mio blog?
Ovvio, niente a vedere con una blogstar ma io, nel mio piccolo, ne sono strafelice e li amo tutti, uno per uno!

Però, lasciatevelo dire: accidenti quanto siete timidi, ma perché non lasciate mai un segno del vostro passaggio?

Su coraggio, fate ciao con la manina :-)

Dimenticavo: non che io creda di poter guadagnare qualcosa con questo blog, eh!