stella alpina

foto di ivan51

come molti ho seguito questa vicenda con il fiato sospeso, all’inizio distrattamente.
non leggo mai in maniera approfondita le notizie riguardanti le sciagure in montagna, mi limito a registrare il fatto che ci siano delle vittime.
non so perché quindi, in questo caso, ad un certo punto abbia iniziato a leggerne di più, seguendo quasi da subito sul web la tragedia della scomparsa di karl unterkircher, il drammatico arrivo a settemila metri dei due superstiti, le fasi della ricerca, il lancio di cibo e di un telefono satellitare dall’elicottero dei soccorsi, il tentativo di discesa e poi, finalmente il salvataggio di oggi.
ho letto le pagine del sito di unterkircher e quelle del suo blog ed è inutile dire quanto da esse trapelasse il suo immenso amore per la montagna.
naturalmente, in questo momento, tutti hanno da dire qualcosa: chi lo considera un matto (e con lui i suoi due compagni), chi un eroe, chi uno che consapevolmente sapeva di correre dei rischi e che per questo motivo né uno né l’altro.
io non so cosa dire, se non che questa vicenda mi ha colpita moltissimo e che forse alla base di tutto c’è la natura propria dell’uomo, che da sempre lo porta a partire e ad esplorare, a scoprire e ad inventare, a rischiare e a scommettere.
penso che gli uomini si dividano in due categorie, quelli che partono e quelli che restano. chi parte per il desiderio di conoscere, di sapere e di esplorare. chi resta per il desiderio di consolidare, di tramandare e di condividere. non credo ci sia un modo giusto di vivere, lo sono entrambi, sono le due metà della stessa mela.
c’è solo la dignità di una scelta e il dovere di rispettarla.

habemus casam(*)

foto di artsyevie

nonché trent’anni di rate.
ora abbiamo tutto il tempo per far diventare l’accampamento in cui abitiamo un posto vivibile :-)

(*)fonti certe, anzi certissime, mi inducono ad aggiungere la lettera emme alla parola casa: chiedo venia ma sono certa della clemenza di tutti non avendo mai studiato latino!

i nuovi mostri

sono quelli che hanno il tavolo vicino al tuo in pizzeria e sono incapaci di mantenere un tono di voce che non ti obblighi ad ascoltare le loro inutili conversazioni.
sono quelli che narrano del loro ultimo viaggio a barcelona ostentando la stessa naturalezza con la quale la domenica vanno sulla spiaggia di capocotta con i frigobar, le lasagne e i gazebo.
sono quelli che molto probabilmente credono che gaudì sia una gelateria al porto olimpico.
sono quelli con i quali hai a che fare al lavoro tutti i giorni, che infarciscono i loro discorsi di breef, di feedback e di follow up ma che non sono in grado di un infilare un paio di verbi corretti consecutivi in italiano.
sono quelli che aggrediscono le strade con i loro suv e la loro puzza di benzina, il cielo con la loro aria condizionata e per i quali l’ultimo modello di cellulare è più importante dell’ultimo libro che hanno aperto.
sono quelli che questa società premia e manda avanti, con le loro furberie, la loro arroganza e la loro ignoranza.
sono quelli di ferie d’agosto ma purtroppo non più solo ad agosto.