Io sono qui, e sono fortunata.

C’è chi dice di no, ma avrei voluto vederlo essere Li.
Penso a tutte le volte in cui sono scontenta di me e della mia vita, delle mie cose e delle persone che ho intorno, a tutte le volte che vorrei avere di più.
Ma potrei avere di meno, molto di meno, perché quello che ho ogni giorno è essere qui, ma soprattutto non essere Li.
Io sono Li è un film da vedere, per imparare a voler bene a se stessi e magari anche agli altri, quegli invisibili che ci passano accanto tutti i giorni.
Sono a casa, la mia casa, ma soprattutto sono dove voglio essere.

Valzer di mezzanotte.

Poi succede che quasi allo scadere della prima domenica di Avvento (durante la quale sei andata a Messa e ti sei rigenerata ascoltando le sempre stimolanti parole di Don Fabrizio) ti trovi a guardare in tv (ma si può mandare in onda simili capolavori alle 23,30?) Valzer con Bashir.
E tu, ipnotizzata da questo film, bellissimo e devastante, resti lì a lottare con il sonno e a chiederti cosa c’entri là in mezzo, tra quelle immagini di morte, dolore, sofferenze e atrocità, la parola «cristiano».
Voglio il libro.
Ora.

tutto corre più veloce delle mie dita sulla tastiera

i giorni passano velocemente e vorrei scrivere di molte cose.
nella mia testa, dal 28 maggio ad oggi, ho già scritto almeno quattro o cinque post ed erano tutti importanti per me, ma sono rimasti là, nella mia testa.

non capisco il perché, ad esempio, del motivo per cui per identificare il disordine ed il degrado della mia città si debba sempre fare riferimento alle città africane o a quelle del medioriente, con una sorta di spocchioso senso di superiorità.
ad esempio questa è la volta del colosseo, paragonato dal sottosegretario ai beni culturali ad un suk arabo.

però, sempre ad esempio, domenica sera, uscendo dalla messa, ci siamo accorti che nel parco vicino casa c’era un piccolo assembramento di gente e allora ilChicco ed io, curiosi come due scimmie, siamo andati a vedere.
era la comunità dello sri lanka della nostra zona che festeggiava.
cosa festeggiava?
la fine della guerra.
nello sri lanka è finita la guerra, dopo venticinque anni e più di ventimila morti tra i civili, ma per trovare traccia della notizia sono dovuta andare a scartabellare tra le pagine di google, non nell’homepage di qualche prestigioso quotidiano nazionale,
quelle erano già piene di noemi.
e loro festeggiavano, composti, puliti e rispettosi.
lontani migliaia di chilometri dal loro paese.
da soli, perché di italiani, in mezzo ad un centinaio di persone, eravamo sì e no in quattro o cinque.
ma la pace non fa rumore.
la pace non fa notizia.
soprattutto una pace nel sud del mondo, anche se in questo caso è un sud dell’est.
sporco e pieno di suk.

poi ci sono state,

una bella serata dar filettaro a santa barbara a mangiare filetti di baccalà e a parlare di libri, anzi di un libro in particolare le benevole di jonathan littell, un romanzo sull’olocausto capace di scatenare discussioni, accendere gli animi, dividere e coinvolgere quindici persone in una notte di quasi estate, senza che tutte l’avessero letto!

un pranzo al mare alla caletta con le frecce tricolore che facevano le prove dell’air show.
lo so che molti sono contrari a queste manifestazioni, io per prima le considero pericolose e tutto sommato inutili, ma l’emozione che si prova prima nel sentirle (diciamo pure “paura”!) e poi nel vederle passare è indescrivibile: la scia tricolore che lasciano, i tonneaux, la perfetta sincronia, sono di una bellezza incredibile, soprattutto se eseguite sopra il mare.

un paio di discussioni interessanti: una su aNobii e una in Zone.
una sui giovani (e già fa un po’ ridere, perché cosa sono i giovani? un’entità astratta? e soprattutto, chi sono i giovani, a quali età c’è il giro di boa?) e i loro valori, ma soprattutto sul confronto tra diverse generazioni di giovani: erano meglio o erano peggio? o forse sono alla fine uguali?
l’altra opposta ma alla fine complementare: non sarebbe bello poter avere un figlio intorno ai sessant’anni, una volta raggiunta la piena maturità?
e qui si è scatenato l’inferno: ma chi l’ha detto che a sessant’anni si sia per forza maturi? e poi tutti gli orfani di venticinque/trent’anni che questa possibilità provocherebbe? e l’assenza di nonni? e le energie?

un paio di libri: le benevole, appunto e il vangelo secondo gesù cristo di saramago. a volte, l’alternarsi di queste due letture, sembra avere una funzione catartica, come se dopo tutta la violenza del nazismo assorbita nella lettura del romanzo di littell, quella della violenza della passione di gesù (sia pur riveduta e corretta da saramago) servisse a purificare e a riportare un equilibrio fra le mie letture e i miei pensieri.
e quindi si alternano in uno strano equilibrio nei miei momenti di relax, portandomi dalle ghiacciate terre russe alle aride città della palestina, dalle trincee tedesche a stalingrado all’incendio di sefforis.

un film: si può fare, con claudio bisio, dove con delicatezza e un po’ di leggerezza (non ha la pretesa di essere un film troppo serio) si parla con molta umanità della legge basaglia e dei manicomi, di esseri umani e non di pacchetti postali da chiudere a chiave, di una società che integra e non di un mondo che emargina.

e poi io, che entro ed esco dalla farmacia cercando e sperando di archiviare al più presto un mese e mezzo non troppo felice e più di una notte con risvegli continui.

insomma, anche se non si vede, c’è vita dietro a questo monitor!

[aggiornamento del 5 giugno]
…e poi anche la banda della magliana dietro casa (ma proprio dietro casa!): che fossimo andati ad abitare in borgata lo sapevamo, che purtroppo certi fatti succedessero ad un passo da casa nostra anche, ma di finire dentro ad un romanzo criminale…ecco, questo non ce lo aspettavamo proprio.

la febbre del sabato sera

no, niente discoteca stasera, almeno non dal vivo!
solo la visione dell’omonimo film con john travolta su rai 4 (che è il nuovo canale rai per il digitale terrestre: niente male davvero).
siamo già pronti di fronte al divano per tuffarci al ritmo dei bee gees nei favolosi anni ’70 e diventare tony manero per una sera.

staying alive, staying alive, uh uh uh uh uh…

domani è già lunedì

volevo raccontare delle due feste di compleanno di ieri, quella di pietro che ha compiuto un anno e quella di cristina che ne ha fatti 42 di più.
poi della twingo che continua ad accendere spie rosse, manco fosse un albero di natale, e del traffico delle cinque del pomeriggio di ieri sull’aurelia che mi ricorda sempre di più di quanto sia bello vivere a roma ma non proprio dentro roma.
di colpo d’occhio che abbiamo visto stasera al cineland che non mi ha convinta proprio per niente e della lunga dormita che ho fatto dall’una di ieri sera alle due del pomeriggio di oggi: era da tempo che non dormivo così beatamente.
ma è già tardi e domani è lunedì, quindi me ne vado a dormire (di nuovo!).