Oppure se.

Chissà come saresti stato, mi chiedevo ieri.
Mamma ti aveva portato una rosa e io pensavo che penso a te solo in questi giorni di maggio, in quei cinque giorni che sei stato su questa terra, insieme a me.
Dico la verità, nemmeno sempre penso a te, in questi cinque giorni dell’anno, a volte me ne ricordo il giorno dopo, a volte quando ormai maggio è passato.
Ma ieri ero là, davanti a quel nome e cognome che mi ricorda che anche tu sei una parte di me, e con una rosa in mano ho pensato a te e all’uomo che saresti stato, e mi sono chiesta se saresti stato come me, oppure no, se avresti avuto i capelli neri come me e Silvia, o più chiari e ricci come Francesca e Alessandro, se avresti amato la matematica o disegnare, o tutte e due come papà, oppure se avresti amato insegnare come mamma, oppure cantare, oppure se…
Chissà cosa ne sarebbe stato di te, pensavo ieri con quella rosa in mano, e forse per la prima volta, ieri dopo quarantaquattro anni, ho sentito la tua assenza.