Incontro di una notte di quasi estate.

Domenica sera tornando dalla mia prima cena kosher al Ghetto, costeggiando la sinagoga per tornare a prendere la macchina, svoltando all’angolo che lungo il lato più buio corre parallelo al Lungotevere, sul marciapiede, mi sono trovata a camminare incontro a un uccello piuttosto grande maculato bianco e grigio.
Ma… cos’è? ho esclamato ad alta voce, che io dalle mie parti sono abituata a rondini merli e cornacchie e a occhio e croce non mi sembrava nessuna delle tre cose.
E proprio mentre il punto interrogativo restava sospeso nell’aria calda della sera, ho esclamato Un gabbiano!
In realtà forse, in una di quelle strane esclamazioni anche un po’ interrogative, devo aver detto Un gabbiano?
Io mi avvicinavo e lui mi guardava di traverso, con l’occhio sbilenco che esprimeva una frase del tipo Ti vedo anche io ma faccio finta di non vederti, non ti avvicinare troppo carina.
Io lo guardavo incredula e continuavo a dire È la prima volta che vedo un gabbiano così da vicino e per giunta al centro di Roma!
Ma non intorno all’Altare della Patria, non lungo gli argini del Tevere, semplicemente un gabbiano che passeggiava lungo un marciapiedi del Ghetto, come fosse la cosa più normale di questo mondo.
Mi sono avvicinata un altro po’, finché alla fine ci siamo trovati, lui rasente il muro, sempre con l’occhio sbilenco, e io che mi sono immobilizzata per non spaventarlo, a non più di venti o trenta centimetri l’uno dall’altra.
Per un momento ci siamo chiesti in silenzio Ma dov’è il porto? (io) Ma dove sono i pesci? (lui) finché ognuno dei due, con il suo punto interrogativo, se n’è andato per la sua strada.
Attraversando la strada, mentre il Chicco e io ancora ridevamo stupiti, una signora che camminava sul marciapiedi dall’altro lato della strada mi fa un gesto con la testa, a indicare , e mi domanda Ma era un gabbiano?
Eh sì, signora mia, non ci sono più i passerotti di una volta!