il rosso e il nero

era una sera di fine gennaio del 1983, avevo diciotto anni ancora da compiere ed ero al mio primo anno di clan.
avevo iniziato tardi ad andare dagli scout, a quindici anni, ma ero stata subito travolta dall’entusiasmo per quel mondo del quale mi piaceva tutto: la vita all’aria aperta a contatto con l’ambiente, la condivisione delle idee, dei pensieri ma anche dei dubbi, l’apertura verso l’esterno e il sostegno alle persone bisognose; per riassumerla utilizzando una terminologia cara allo scoutismo, la mia vita in quegli anni era strada comunità e servizio.
avevo stretto nuove amicizie, principalmente maschili, forse perché con i ragazzi a quell’età è sempre più facile comunicare e condividere il proprio tempo, tutto è più semplice e i problemi sono praticamente inesistenti: beh, sempre che non ci s’innamori, ma questa è un’altra storia!
insomma, quella sera di fine gennaio a casa di marco c’eravamo anche io e flavio. credo che la mamma ci avesse preparato per cena una frittata o qualcosa del genere, era abituata ad averci a tavola all’improvviso e noi a non essere trattati come ospiti ma come figli aggiuntivi. abitavamo molto vicini noi tre, a piedi in dieci minuti si passava sotto casa di ognuno di noi, marco e flavio credo riuscissero anche a vedersi dalla finestra, motivo per cui una sera sì e l’altra pure eravamo a casa di uno di noi.
mangiavamo insieme, facevamo due chiacchiere, vedevamo un film in tivù, ascoltavamo la musica; a volte andavamo a san lorenzo a bere una birra, a volte c’erano anche paola, stefano, pigi.
eravamo tutti ragazzi di sinistra, forse più per idealismo che per convinzione, non impegnati politicamente e, soprattutto, al di fuori da quella terribile logica di quartiere, il quartiere trieste degli anni ottanta, che obbligava gli adolescenti a scegliere e a vivere la propria appartenenza politica come una guerra. non so se eravamo scout perché eravamo di sinistra o eravamo di sinistra perché eravamo scout, quello che so è che la politica vissuta in quel modo non era parte attiva nelle nostre vite, preferivamo sempre il confronto, il dialogo, la condivisione.
ma quella sera era una sera diversa: non ricordo se fosse già lì, se avesse mangiato con noi o se arrivò dopo, o forse fui io ad arrivare dopo; ricordo solo che ad un certo punto mi presentarono paolo, un ragazzo alto, con un gran ciuffo di capelli sulla fronte, un paio di occhiali e un bel sorriso. era stato un compagno delle medie o forse anche delle elementari di marco, erano grandi amici. ad un certo punto mentre parlavamo mi accorgo della catenina che paolo porta al collo, la prendo tra le dita per guardarla meglio e vedo che il ciondolo è una croce celtica, il simbolo del fuan; gli sorrido e gli dico ma che sei scemo? e anche lui mi sorride. la mia incredulità non era dovuta allo schieramento politico, non mi interessava se fosse di destra o di sinistra, ma al fatto che facesse politica attivamente! lo so che oggi questo è un atteggiamento che può sembrare anacronistico e passivo, ma a me, neanche diciottenne, la politica era una cosa che sembrava lontanissima, che si leggeva solo sui giornali o che si vedeva al telegiornale.
qualche sera dopo, il 2 febbraio, paolo di nella veniva aggredito a piazza gondar mentre attaccava manifesti politici di destra in compagnia di un’amica militante come lui nel fronte della gioventù. tornato a casa si sentì male dopo poco e fu accompagnato in ospedale dai genitori. sarebbe morto il 9 febbraio, dopo una settimana di agonia, per il trauma cranico riportato a seguito di quell’aggressione: non aveva ancora vent’anni.
non lo seppi subito, non ricollegai subito quel paolo di quella sera della frittata con il giovane fascista assassinato dai comunisti. lo capii qualche giorno dopo quando rividi marco, distrutto dal dolore, sparito dalle riunioni e dalle attività scout.
non mi è mai piaciuto dare un colore politico alla morte di un ragazzo di vent’anni, perché a vent’anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell’età, preferisco ricordare il suo sorriso di quella sera di fine gennaio e l’amicizia che lo legava a marco, noncuranti entrambi di trovarsi a camminare sui lati opposti di quelle stupide barricate che li volevano uno rosso e l’altro nero.

  • marinz

    Bellissimo racconto e bella condivisione… e poi quelle parole di Guccini non possono essere la conclusione logica di questo post… stavo pensando stamattina di scrivere un post sulla “politica” dopo aver visto ieri sera Don Camillo e Peppone (racconti di infanzia nella bassa dove passavo e passo l’estate)… spero di avere il tempo di farlo

    ti lascio un sorriso nel ricordo della spensieratezza della gioventù

  • anonimo

    io avevo 20 anni nel ’77, frequentavo la facoltà di giurisprudenza, non facevo politica attiva forse perchè i miei ci vivevano in mezza alla politica, avevo amici a destra e a sinistra, e qualcuno ahimè l’ho visto morire anche io, non sopporto le generalizzazioni del tipo se sei di sinistra come puoi avere un amico di destra e viceversa, figurati a casa mia alle cene familiari è tacito non toccare argomenti nè politici nè calcistici dato che sono rappresentati tutti gli schieramenti politici e calcistici!!!!

    ora ho due figli che sono schierati all’opposto a volte ho paura di vederli finire come su la meglio gioventù

    il tuo racconto mi ha ricordato quegli anni lì…spero proprio non tornino

  • anonimo

    Ho finito da poco, come tu sai, di leggere “Cuori neri”, l’ultimo capitolo è dedicato proprio a Paolo, sembra impossibile come pochi anni fa, si sia svolta nelle nostre città una vera e propria “guerra civile” con tanti morti e feriti dei quali i giovani di oggi non sanno assolutamente nulla!Ragazzi di 17 anni morti per un colore…rosso o nero…rien ne va plus…un gioco di morte, dove la profondità degli ideali, giusti o sbagliati che fossero, si sono spesso mescolati con la banalità….porti i camperos, hai il boxer blu, indossi i rayban a goccia?sei un “capetto” di destra….hai la borsa di tolfa ed i capelli lunghi?sei una “zecca” di sinistra….frequenti il bar “Rocci”angolo Via di Santa Costanza? Destra.Oppure frequenti gli scout?Sinistra. Si veniva pestati e si moriva anche per questo.

    Paolo aveva i capelli lunghi e vestiva un po’ sdrucito, ma era del Fdg, aveva amici di sinistra ma anche una croce celtica al collo….e allora????Vite spezzate, interrotte per nulla, non hanno cambiato nulla e non sono servite neanche da monito, il più delle persone le ignorano o le hanno dimenticate.

    Ragazzi spesso utilizzati, sull’uno e l’altro fronte, come carne da macello dalle logiche di partito, per far numero nelle manifestazioni, per far vedere che questa o quell’altra sezione aveva potere.

    Ragazzi utilizzati anche da morti per fini strategici, come propaganda per coinvolgere, reclutare e commuovere….Camerata Di Nella?Presente!!Ma di che…..Paolo è morto e non è presente come non lo sono tanti altri ragazzi rossi e neri.

    Se penso a tutto ciò mi viene tanta rabbia, ma so che non è il sentimento giusto, perchè è su questo sentimento che si è fatto leva in quegli anni, nella rabbia di tanti ragazzi, la rabbia che in quegli anni, quando sei giovane, avvolge tutto quello che fai, la rabbia di vivere e non di morire.

  • laPitta

    @grazie marinz, la battaglia della settimana scorsa a piazza navona e tutte le discussioni teatrali che ne sono scaturite in televisione mi hanno fatto ripensare a questa storia che mi sembrava ormai lontana anni luce. sentire ancora oggi parlare di fascisti e comunisti mi fa venire la pelle d’oca perché credevo che quelle storie che abbiamo vissuto sulla nostra pelle più di vent’anni fa, come raccontano anche zefirina e silvia, fossero veramente di un’altra epoca. purtroppo invece, le generazioni si susseguono continuando a ripetere gli stessi stupidi errori.

  • anonimo

    Ciao… sono capitata qui per caso, e ne sono contenta…

    Anche io sono stata negli scout, solo che allora non mi ponevo nemmeno il problema se ero rossa o nera, e ancora adesso penso che quei valori, quegli ideali di onestà, lealtà, servizio non possano essere esclusiva di nessun partito ma solo dote di umana civiltà.

    Lo scoutismo mi ha tenuto alla larga dalle piazze, dall’attivismo politico, e dunque anche dall’essere strumentalizzata o colpita fisicamente. Preferivo “agire” nel mio quotidiano, coi piccoli gesti che possono cambiare la piccola realtà circostante perché il primo cambiamento è cambiare se stessi.

    Ora che non ho più 18 anni ma 38, avrei voglia di scendere in piazza. Avrei voglia di gridare forte che mi sembra che tutto quello in cui credo e in cui cerco di educare il mio bambino sia sempre più calpestato. E quando penso in nome di cosa lo faccio, penso alla mia promessa scout, al fazzolettone che non porto più da anni e anni, non a una bandiera di partito.

    Mi urta molto non poter scendere in piazza senza dovermi mettere sotto una bandiera di un qualche colore.

    Grazie per l’ospitalità e il racconto,

    buona strada

    Anna

  • laPitta

    @anna, grazie anche a te per aver voluto condividere la tua esperienza. sono convinta anch’io che lo scoutismo sia stato per molti di noi maestro di vita, soprattutto per quello che riguarda la tolleranza e il rispetto di tutte le diversità. in bocca al lupo con il tuo bambino :-)

  • urlosottovoce

    Quando lo scoutismo ti entra dentro diventa parte della tua vita.

    Io sono troppo giovane per ricordare questa vicenda, tuttavia è pazzesco rendersi conto di come sia stupido morire così.

    [commento sunto: buon compleanno in ritardo, sono sparita per un po', ma ora son tornata, ciao Pitta]

  • laPitta

    @urlo grazie per gli auguri e non ti preoccupare per il ritardo, è proprio il caso di dire che sei dall’altra parte del mondo! :-)