ho sempre pensato che la notte in tivù trasmettano programmi molto più interessanti e illuminanti di quelli che normalmente vanno in onda in prima serata, peccato che quasi sempre il mio bioritmo spenga le mie attività cerebrali in concomitanza con la conclusione della prima serata.
qualche notte fa ne ho avuto la conferma: mi aggiravo per il soggiorno in preda ad un insospettabile iperattivismo di fine giornata stendendo i panni, sparecchiando la tavola e guardando con un occhio la storia siamo noi di giovanni minoli su raidue. era la puntata su gianluca pessotto e sul suo tentativo di suicidio, la trasmissione è ben fatta e così, nonostante l’ora tarda, sono rimasta incollata alla televisione. ma non è di questo programma che voglio parlare, anche se è a causa sua se sono rimasta in piedi fino a mezzanotte! quand’è finita la puntata è iniziato un altro programma, magazine sul due, che invece non avevo mai visto prima: si tratta di un insieme di piccoli servizi giornalistici su notizie di costume poco note, tendenze sociali, artistiche e culturali.
tutta questa lunga premessa per dire che sembra che l’ultima novità modaiola sia quella dei tavoli sociali; in pratica tu vai in un ristorante di un certo tono e anziché avere il tuo tavolino per due, per tre o per quattro persone o per quanti sei, ti mettono allo stesso tavolo con gente che non conosci e che non hai mai visto prima. sembra proprio che sia l’ultima frontiera della socializzazione e che da milano a new york (dove nel locale di philippe starck, dal quale si narra sia partita la moda, la gente è disposta a lunghe attese e a pagare cifre esorbitanti pur di sedere al fianco di attori, modelle e fotografi) la tendenza si stia propagando a macchia d’olio. a roma ha già preso piede da le pain quotidien, un locale in via tomacelli regno del brunch e al pigneto, uno dei quartieri in maggior fermento nella città eterna, dove il ristorante primo al pigneto tra una menzione su il gambero rosso e l’altra mette allo stesso tavolo professionisti, pseudoartisti, cinematografari e persone desiderose di passare una serata diversa. sembra proprio che quest’ultima moda tanto di moda fosse in uso già almeno vent’anni fa quando, non tanto per tendenza quanto piuttosto per necessità di spazio, se andavi a mangiare una pizza da baffetto a via del governo vecchio non avevi altra alternativa, per riuscire a sederti, se non quella di condividere con altre coppie lo stesso tavolo rotondo: ma allora altro non era che una scelta economica!