Tra il sacro e il profano.

Leggo l’intervista integrale a Papa Francesco, e penso che questo Papa sia un dono, un grande dono, forse il dono più grande che Papa Benedetto XVI potesse farci, e che questo, anche questo, sia un segno di quella stessa grazia divina di cui il nuovo Papa parla nell’intervista.

Ascolto, mentre leggo, in sottofondo le parole di De Gregori,

«E la vita Caterina, lo sai, non è comoda per nessuno,
quando vuoi gustare fino in fondo tutto il suo profumo.
Devi rischiare la notte, il vino e la malinconia,
la solitudine e le valigie di un amore che vola via.
E cinquecento catenelle che si spezzano in un secondo
e non ti bastano per piangere le lacrime di tutto il mondo.»

che per uno strano gioco di piani emotivi che si sovrappongono l’uno all’altro, si mescolano nella mia testa a quelle dell’intervista,

«Sì, in questo cercare e trovare Dio in tutte le cose resta sempre una zona di incertezza. Deve esserci. Se una persona dice che ha incontrato Dio con certezza totale e non è sfiorata da un margine di incertezza, allora non va bene. Per me questa è una chiave importante. Se uno ha le risposte a tutte le domande, ecco che questa
è la prova che Dio non è con lui. Vuol dire che è un falso profeta,
che usa la religione per se stesso. Le grandi guide del popolo di Dio,
come Mosè, hanno sempre lasciato spazio al dubbio. Si deve lasciare
spazio al Signore, non alle nostre certezze; bisogna essere umili.
L’incertezza si ha in ogni vero discernimento che è aperto alla conferma della consolazione spirituale»
,

e mi dico di che sì, la vita è davvero un mistero, dove al dubbio e all’incertezza e alle lacrime, a volte, alcune volte, fanno da contraltare altre parole che aprono il cuore e illuminano il futuro, capaci di restituire la speranza e, perché no, anche di asciugare le lacrime.

Un pennarello rosso.

Ho ascoltato questa intervista a Don Gallo molti anni fa, ricordo che era su Radio Capital e che l’autrice dell’intervista (che successivamente sono riuscita a ritrovare online) era Giulia Santerini.
C’è un passo che non mi ha mai lasciata da allora, ricordo ancora di averla riportata sul libro di preghiere che la parrocchia di Santa Melania all’Axa mise all’ingresso delle chiesa nei giorni in cui si pregava per la salute di Papa Giovanni Paolo II.

Eccolo:

«Nel salone qui sotto noi abbiamo una bacheca dove ognuno con un pennarello scrive quello che vuole. Un giorno vedo scritto con un pennarello nero, in grande, il male grida forte. Immagini che bel buongiorno. Dopo qualche giorno, con un pennarello rosso, lasciamelo dire perché il rosso è un bel colore… ma la speranza grida più forte.»

Valzer di mezzanotte.

Poi succede che quasi allo scadere della prima domenica di Avvento (durante la quale sei andata a Messa e ti sei rigenerata ascoltando le sempre stimolanti parole di Don Fabrizio) ti trovi a guardare in tv (ma si può mandare in onda simili capolavori alle 23,30?) Valzer con Bashir.
E tu, ipnotizzata da questo film, bellissimo e devastante, resti lì a lottare con il sonno e a chiederti cosa c’entri là in mezzo, tra quelle immagini di morte, dolore, sofferenze e atrocità, la parola «cristiano».
Voglio il libro.
Ora.