Ho incontrato Batman, era biondo.

Oggi a Ostia c’è il sole, anche se nuvoloni neri si ammassano verso l’interno.
Sembra proprio un’altra giornata, e in effetti lo è: una giornata completamente diversa da quella di ieri, dallo choc di quel fulmine che si è abbattuto metaforicamente e non sulla cupola di San Pietro e che a effetto domino ha trasmesso la scossa al mondo intero.
C’è quiete, dopo la tempesta.
A Piazza Anco Marzio ci sono poche persone: un gruppo di studenti appena uscito da scuola, qualche pensionato che passeggia in solitaria, un piccolo gruppo di bambini che in maschera corre da un sasso all’altro, quei sassi panchina con i quali il Municipio ha arredato la piazza.
Su una panchina due sedicenni si scambiano tenerezze e regali.
Io passo proprio mentre lui le sta consegnando quella che sembra una scatola di cioccolatini a forma di cuore rosso.
Nell’aria si spandono le note di Feeling che un suonatore di chitarra, collegata a un amplificatore, sta suonando proprio in quegli attimi che separano la giornata tiepida e sonnacchiosa dall’ora del pranzo; e io, che per caso respiro e osservo tutto questo, mi trovo a pensare che questo è amore, non solo quello di quei due ragazzini sulla panchina, ma tutto, proprio tutto, quello che ho intorno a me in questo momento, nient’altro che amore.
Compro un krapfen da Paglia e poi mi siedo su uno dei sassi, a guardare la gente che passa, fino a quando vedo questi due scriccioli che corrono e lui, Batman, che fa il supereroe per lei, una scricciola con la codina di cavallo.
Poi, proprio mentre decido di scattare una foto ai tre vasi di fiori tutti e tre, c’è anche un terzo scricciolo, mi si parano davanti in posa, sorridendo.
E io scatto questa istantanea di vita, oggi che è Carnevale, martedì grasso, oggi che ogni scherzo vale.
Clic.

Batman.

Batman fa il pagliaccio.

Lo scricciolo con la codina di cavallo visto da me.

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Tre scriccioli in posa.

Sotto al livello del mare.

Riflesso

Impianto Idrovoro della Bonifica di Ostia

Il Canale

Questo è un posto magico, che emana un fascino difficile da raccontare.
Eppure, la storia che oggi ci ha raccontato Lorenzo, la giovane guida che ci ha illustrato per oltre un’ora e mezza la storia della bonifica del 1884 effettuata nella zona in cui (ignari) viviamo da anni, è una di quelle storie che nobilitano l’uomo, il suo ingegno, la sua capacità di elevarsi e farsi strumento di vita per i suoi simili e per l’ambiente che lo circonda, una storia nitida, una storia da respirare a pieni polmoni.
L’Ecomuseo del Litorale, noi abbiamo visitato il Polo Ostiense e presto ci recheremo a visitare anche quello di Maccarese, è immerso nel verde: parcheggiando, dall’altra riva del canale un airone cinerino ci guardava sospettoso, mentre una garzetta e uno stormo di anatre si alzavano in volo disturbate dai nostri sguardi.
Le sale del museo sono talmente cariche di storia, di umanità, di sudore, delle nostre radici, che viene voglia di restare lì per scrutare quei visi uno a uno, di leggere ogni parola, ogni testimonianza.
Sono luoghi in cui, prima ancora che nelle Paludi Pontine, si rese necessario l’intervento dell’uomo: perché erano terre malariche, dove la mal’aria uccideva senza che ancora se ne capisse il perché, e perché Roma capitale non poteva politicamente permettersi di essere immersa in una palude.
Ed è stato emozionante scoprire che l’Ospedale Grassi di Ostia deve il suo nome all’uomo che per primo capì che a uccidere non era l’aria, ma una zanzara, che il Ponte della Scafa si chiama così perché era la scafa che trasportava le persone da una riva all’altra del Tevere, che Via dei Romagnoli rende onore a quei coloni, oltre quattrocento, che dalla Romagna arrivarono fino a Ostia per scavare tutti quei canali che ancora oggi permettono alle acque di correre verso il mare anziché stagnare nei campi, che all’Idroscalo di Ostia partivano e atterravano idrovolanti, e che il Lido di Ostia solo prima della guerra mondiale, la seconda, era un luogo dove si recava in vacanza solo l’élite romana, e che gioielli architettonici come la Stazione Vecchia e lo Stabilimento Roma furono – ahimè – fatti saltare dai tedeschi per paura dello sbarco degli americani.
Che dire poi delle proiezioni nella saletta del museo dedicata ai film della rassegna «L’arte del lavoro»?
Il programma è bellissimo – noi oggi abbiamo visto «Nanook of the North», documentario del 1922 di Robert J. Flaherty – e i due padroni di casa, il museo è privato, sono due persone deliziose, competenti e ospitali.
Ci è sembrato quasi di essere entrati nella loro casa, di essere accolti come si accolgono persone di famiglia, o amici, che non si incontrano da qualche tempo, di essere guidati con orgoglio a scoprire tutto quello che era successo durante la nostra assenza, mostrandoci ricordi, vecchi cimeli e fotografie.
E forse siamo stati veramente a casa loro, una casa che adesso è anche un po’ nostra.

vengo anch'io. no tu no!

stamattina ilchicco ed io abbiamo tentato di andare al mare.
dico tentato perché nonostante abitiamo a pochi minuti da ostia, nonostante alle 8,40 fossimo già in macchina diretti ai cancelli di capocotta, nonostante avessimo intenzione di restare non più di tre ore, nonostante tutto ciò siamo stati costretti a desistere.
alle 9,05 i cancelli erano già chiusi causa mancanza di parcheggi liberi.
la possibilità di parcheggiare sulla litoranea era totalmente inesistente causa mancanza di parcheggi liberi.
il tentativo di riserva o anche piano b, e cioè quello di andare in uno qualsiasi degli stabilimenti è fallito miseramente di fronte all'”offerta” del venezia di: due lettini a 24 euro totali senza scontrino posizionati sulla spiaggia/griglia spalla a spalla con altre decine di bagnanti/salsicce e con vista mare laterale stretti tra due file di cabine.
nel frattempo il traffico verso il mare era cresciuto in maniera inversamente proporzionale alla nostra voglia di sdraiarci al sole.
ci siamo ritrovati alle ore 9,45 all’axa a fare colazione da cristiano con cappuccino e brioche: nel mare delle offerte, una certezza.
tutto sommato il sole in terrazzo (con orata e calamari sul barbecue allinclusive) non è niente male!
per il futuro:
mai di domenica,
mai senza scooter,
mai negli stabilimenti.