mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa.

ieri, durante l’omelia, don fabrizio ha detto che se oggi, nel 2009, gesù venisse tra noi, anziché essere messo sulla croce, con molta probabilità se lo porterebbe via il 118.
perché lo prenderemmo per pazzo, per visionario, per uno fuori di testa.
il messaggio del vangelo fa paura, è sconvolgente: il più piccolo tra noi, quello più sporco, più povero, più derelitto, in realtà è il primo fra tutti.
cosa succederebbe – ci ha detto ieri – se prendessimo aldo – quello che sta là fuori, l’alcolizzato, avete presente chi? – e lo portassimo in vaticano dicendo “questo qui vale più di tutti quanti voi?”.

succederebbe che ci prenderebbero per matti e chiamerebbero, appunto, il 118.

perché scrivo questo, proprio oggi?
non lo so.

forse solo perché, ogni volta che ascolto le parole di don fabrizio, mi accorgo di quanto stia avanti rispetto a tanti sacerdoti che ho incontrato nella mia vita.
oppure, molto più semplicemente, perché ogni volta che lo ascolto, mi rendo conto di quanto sia difficile dirsi veramente credenti, o meglio, praticanti, in questo mondo.
o forse, perché oggi, che ci sono i funerali di stato dei sei paracadutisti morti in afghanistan, mi trovo a pensare quanto siamo assurdi noi esseri umani, che ci muoviamo come se sul tavolo ci fossero i carriarmati del risiko, lanciando bombe come se fossero dadi e piantando bandierine colorate sulle vite umane.