…dacci oggi la nostra grandinata quotidiana

dopo la nevicata a roma del ’56, sembra proprio che anche la grandinata del 2008, quella di ieri mattina all’alba, sia destinata a passare alla storia.
anzi, sembra proprio che quest’anno il clima romano abbia deciso di diventare sempre più caraibico e sempre meno mediterraneo.
piogge torrenziali come quelle cadute nell’ultimo mese, venti tesi e spazzatutto che ricordano quelli del nord come quello di questi giorni e grandinate continue, almeno quattro negli ultimi quindici giorni: insomma qua tocca munirsi di impermeabili e calosce che gli ombrelli non bastano più!
effettivamente i 22 °C ai quali ci eravamo quasi abituati tra la fine di ottobre e la prima metà di novembre non lasciavano presagire nulla di buono, ma che addirittura si scatenassero tuoni fulmini e saette, grandine ed acqua a catinelle a giorni alterni…chi se lo aspettava!
e la cosa incredibile è che poi, all’improvviso, spunta il sole, proprio come ai caraibi.
ma, naturalmente, in tutto ciò noi bipedi non c’entriamo proprio niente: non è l’effetto serra, non è il buco nell’ozono, non è lo spreco energetico.
no no no, io non sono stato.

cosa ci faccio qui?

oggi a roma c’era un gran vento, di quelli che ti scompigliano tutti i capelli e ti costringono a rattrappirti mentre cammini.
poi c’erano le nuvole.
poi c’era il sole.
poi c’era il sole dietro le nuvole.
poi, all’improvviso, la pioggia.
poi la pioggia è diventata grandine.
e ha grandinato per tutto il pomeriggio, finché è diventato tutto bianco e finché la grandine non ha iniziato ad ammorbidirsi ed è diventata neve in mezzo alla pioggia.
le strade erano bianche, i prati erano bianchi, le macchine erano bianche.
e anche le mie piante erano bianche: le mie primule, i miei gerani, il mio gelsomino, i miei ciclamini.
persino la mia aloe era bianca: che ne sa lei del gelo, della grandine, della neve, lei che dovrebbe stare nel deserto, al caldo.
e ho pensato che se continua così domani me la porto dentro casa, al calduccio.