La strana popolazione di questo mondo.

Questa mattina facevo colazione in un bar di Via Sardegna seduta al sole, mentre, come spesso mi trovo a fare, raccoglievo le briciole del cornetto per metterle in bella mostra per gli uccellini di passaggio; arrivando avevo visto un intrepido passerotto che, oplà, ne aveva presa qualcuna nel becco ed era volato lontano, e io ho pensato di dargli una mano lasciandogliele in fila sulla balaustra.

Guardavo dall’esterno questo bar, pieno di scritte al suo interno, incuriosita da un’unica frase che partendo dall’angolo opposto occupava all’esterno due grandi vetrate che tra loro formavano un angolo di novanta gradi.
Io, da dove mi trovavo seduta, leggevo in pratica solo la seconda metà della frase, ma un po’ per curiosità e un po’ perché ho subito avuto la sensazione che ci fosse scritto qualcosa di bello, quando mi sono alzata per andare via sono risalita, come seguendo il filo di Arianna, all’origine.

La frase, era questa:
«Non ho mai incontrato una persona che non si potesse dire bella. Tutti sono belli a un certo punto della loro vita. Solitamente in diversa misura. Qualcuno lo è da bambino e non lo è più da adulto per esserlo magari nuovamente quando invecchia.»
Non c’era firma, alla fine, ma le altre frasi riportate all’interno del locale erano tutte di Andy Warhol e io non ho avuto alcun dubbio che anche questa fosse sua.

È buffo come poi certi pensieri si concatenino tra loro, e come all’improvviso mi sia trovata a pensare che in fondo tra ieri e oggi ho visto tante persone strane, in qualche modo brutte; ieri sera, all’inaugurazione di questo locale all’Infernetto che vorrebbe, credo, diventare un punto di incontro un po’ trendy di una zona dove di trendy c’è veramente molto poco, e subito dopo da Pompi, sempre all’Infernetto, mentre mangiavo il mio tiramisu alla fragola, in un luogo che sembra fuori dal tempo, e per finire anche questa mattina, negli uffici di una società assicurativa, dove mi sono trovata a pensare che piuttosto che lavorare in un posto del genere, imbalsamata in giacca e cravatta piuttosto che in tailleur ascellari mal portati e calze di pizzo come quelle che usavo negli anni Ottanta, andrei a zappare la terra, all’aria aperta e al sole.

Ma, come dicevo nel titolo di queste riflessioni a ruota libera, siamo tutti popolazione di questo mondo, più o meno strana, in cui ogni luogo ha un suo certo particolare tipo, esclusivo, di fauna locale.
In fondo l’avrà pensato qualcuno anche di me che stamattina, con venti gradi, giravo con pantaloni di velluto e collo di lana pesante, senza sapere che ho percorso trenta chilometri in moto, che c’era vento, che soffro di cervicale, che la schiena va coperta…

Grazie Andy, per avermi fatto capire che c’è bellezza anche dove non la vedi, che basta saperla cercare, o aspettare che arrivi. O che torni. Che tutti, a modo nostro, siamo stati, siamo, o saremo belli.

sul lettino

sul lettino dell’estetista tra uno scrub ed un massaggio olistico, quasi in totale ed assoluto relax, e prima di essere incartata nel cellophan, sento lo squillo di un cellulare.
all’improvviso una voce di uomo che dice: “sì, sono qui all’axa, a farmi le mani”.

a farti le mani?
dalla mia estetista?

insomma, proprio non li sopporto più questi signori uomini che vengono nei NOSTRI centri estetici a farsi la ceretta, le sopracciglia, le mani!!!
dove sono finiti quei tempi in cui si poteva circolare liberamente per il centro estetico in mutande se ci scappava la pipì senza dover incontrare qualche barbuto con la maschera per il viso?

cari uomini, a quando i primi centri estetici al maschile, o dovrò spingermi anch’io a farmi la tinta dal barbiere?
e, soprattutto, a quando le prime sedute anticellulite e la ricostruzione delle unghie con il gel?