Parole parole parole

Citazione

«Strano rapporto è quello che abbiamo con le parole. Ne impariamo da piccoli un certo numero, nel corso dell’esistenza ne raccogliamo altre che ci arrivano dall’istruzione, dalla conversazione, dal rapporto con i libri, eppure, a paragone, sono pochissime quelle sui cui significati, accezioni e sensi non avremmo alcun dubbio se un giorno ci domandassero seriamente se ne abbiamo. Così affermiamo e neghiamo, così convinciamo e siamo convinti, così argomentiamo, deduciamo e concludiamo, discorrendo impavidi alla superficie di concetti sui quali non solo abbiamo idee molto vaghe, e malgrado la falsa sicurezza che in genere ostentiamo quando tastiamo il cammino in mezzo alla nebulosità verbale, meglio o peggio continuiamo a capirci, e a volte persino ad incontrarci.»

[L'uomo duplicato - José Saramago]

Furore

Citazione

Parole che lette oggi fanno paura come ieri. Forse anche più di ieri.
Incredibile pensare che siano passati più di settant’anni e che nulla sia cambiato.

«[...] E le strade pullulavano di gente assetata di lavoro, pronta a tutto per il lavoro.
E le imprese, le banche stavano scavandosi la fossa con le loro stesse mani, ma non se ne rendevano conto. I campi erano fecondi, e i contadini vagavano affamati sulle strade. I granai erano pieni, e i figli dei poveri crescevano rachitici, con il corpo cosparso di pustole di pellagra. Le grosse imprese non capivano che il confine tra fame e rabbia è un confine sottile. E i soldi che potevano servire per le paghe servivano per fucili e gas, per spie e liste nere, per addestrare e reprimere. Sulle grandi arterie gli uomini sciamavano come formiche, in cerca di lavoro, in cerca di cibo. E la rabbia cominciò a fermentare.»

[Furore - John Steinbeck]

Citazione

«Lei gli si avvicinò con delicatezza, silenziosa con i suoi piedi scalzi, e aveva il viso pieno di meraviglia. Con la piccola mano gli toccò il braccio, saggiò il vigore dei muscoli. Poi le dita salirono fino alla guancia come avrebbero fatto le dita di un cieco. E la sua gioia ebbe qualcosa del dolore.»

[Furore - John Steinbeck]

L’attesa

Citazione

- Perché esiste l’attesa?
- L’attesa di che cosa?
Feci una pausa. Riprese con tono più gentile: l’attesa di cosa?
- Se mamma non viene, tu l’aspetti?
- Certo.
- Se manca la luce aspettiamo che torni?
- Non riesco a seguirti, ma non fa niente. Sì aspettiamo che torni.
- Per ogni cosa che fa tardi e bisogna aspettare, noi siamo sempre in attesa?
A questo punto la mia dizione si fece più incespicata.
- Papà, se io non voglio stare in attesa e voglio stare senza attesa, posso?
Allora interruppe di radersi, aprì del tutto la porta e, come se avesse capito una cosa, non so quale, disse solo così: ”Se tu sarai capace di stare senza attesa, vedrai cose che gli altri non vedono”. Poi aggiunse ancora: ”Quello a cui tieni, quello che ti capiterà, non verrà con un’attesa”.

(Erri De Luca – Non ora, non qui)

L’anno della morte di Ricardo Reis

Citazione

La solitudine non è vivere da soli, la solitudine è il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi, la solitudine non è un albero in mezzo a una pianura dove ci sia solo lui, è la distanza tra la linfa profonda e la corteccia, tra la foglia e la radice.

José Saramago

«Madame de Mauves»

Citazione

Madame de Mauves – Henry James

[...] per chi non prende la vita come una messa di cinquant’anni, l’unico modo di prenderla è come un gioco d’astuzia.
Per non perdere al gioco della vita, tu devi, non dico barare, ma non esser troppo sicura che il tuo vicino non bari, e non perdere il controllo di te stessa se bara.
Non perdere, mia cara, ti prego; non perdere.
Non essere né sospettosa né credula, e, se trovi il tuo vicino in agguato, non far strepito, ma, con molto garbo, aspetta che venga la tua ora.
Nella mia vita, mi sono presa più di una “revanche”, ma giuro che la più dolce vendetta ch’io potrei prendere sulla vita nel suo insieme sarebbe di mettere la mia esperienza a profitto del tuo benedetto candore.

La verità, soltanto la verità

Citazione

«Ormai non ho altro che ricordi.»
«Non è quello che ci resta sempre alla fine?»
«No.» Penso alla mia routine all’Hotel de Rouen, il conforto che quei rituali mi danno. «Potevamo avere una vita insieme, rinforzata da piccoli gesti, da gentilezza e tenerezza. Potevamo avere una vita di esperienze condivise.»
«Lo pensi davvero?» Adèle mi posa la mano sul braccio. «Non ti ho dato che ritagli, Charles.»
Ma erano dei ritagli meravigliosi. Ritagli del merletto più prezioso. Penso al suo velo nuziale, piegato e legato con il nastro, conservato nel cassetto della mia scrivania insieme alle sue lettere.
C’è stato un tempo in cui avrei seppellito le mie mani fra i capelli di Adèle, in cui l’avrei scongiurata di scappare via con me, ma in sua assenza qualcosa è cambiato. Ho trascorso mesi in solitaria reclusione a scrivere il mio romanzo. I miei pensieri sono diventati movimenti solitari. Ho scritto del mio amore per Adèle e forse, in qualche strano modo, la scrittura ha rimpiazzato l’amore vero e proprio.

Helen Humphreys