Incontri.

Mentre siamo seduti da «Bedda Matri», mamma Silvia Chicco ed io, e abbiamo già mangiato arancini siciliani caponata e pane e panelle, al tavolo dei nostri vicini, una coppia con la quale abbiamo appena scambiato qualche battuta e qualche risata soprattutto dopo che Silvia ha comunicato al telefono ad Alessandro di avergli comprato per pranzo arancino e panelle ma niente dolce, arrivano due cannoli (be’, siciliani è ovvio).
Lei lo guarda e gli dice, ‘Ma perché due?’
E lui le risponde ‘L’altro è per lui’ e indica con un sorriso Chicco, nel quale aveva identificato un complice, un altro povero maschio al quale la perfida moglie impedisce di mangiare tutto quello che vuole.
Ma non sono io, lo giuro, era Silvia che non voleva portare il cannolo ad Alessandro, ma poi si è pentita e l’ha comprato anche lei!
Ma quanto sono belli questi incontri per caso? A volte basta guardarsi intorno per accorgersene e sorridere insieme.



Ho incontrato un angelo.

Ieri mattina alle dieci visita allergologica all’Ifo.
Ora, io non amo affatto i posti troppo moderni: i cinema multisala, i centri commerciali, gli ospedali come l’Ifo e Tor Vergata.
Mi sento chiusa, immobilizzata, sigillata.
L’Ifo, erano dieci anni giusto domani che non ci andavo, è uno di quei posti.
Porte ad apertura elettrica, segui il percorso C, segui la banda color magenta, scendi a -2, soffitti che si abbassano, porte anti-panico e formica; tanta formica dappertutto.

Ad un certo punto, quando mi trovo tra la porta anti-panico, che a me mettono molto più panico delle vecchie care porte, o delle vecchie care tende al cinema, e le scale che dovrebbero portare a -2 (gli ascensori, inutile dirlo, non li prendo neanche in considerazione), dico a mamma: ‘Andiamo via’.
‘Come, andiamo via?’ mi fa lei.
‘Andiamo via, io qui mi sento soffocare, mi manca l’aria, ho perso l’orientamento: andiamo via.’
Mi dice, ‘E la visita?’
‘Non m’interessa, la farò da un’altra parte, voglio uscire’.

E mentre ci spostiamo nella sala dove c’è un banchetto per le informazioni, ancora lontani dall’ingresso, e dove quindi io ancora non mi sento in salvo, come dal nulla si materializza lui: un tipo alla Pino Quartullo, ma più dimesso, più anonimo, che ci dice: ‘Scusate se mi permetto, ma ho sentito’, ed io, che quando sono nel panico mi farei fuori portare in braccio da chiunque, via più veloce della luce, gli dico,’Sì?’
E lui: ‘Potete passare da fuori, perché quest’ospedale ha una forma…’ e ci descrive la forma geometrica e l’ingombro nello spazio della struttura, ed io lo ascolto senza capire nulla, ma mi illumino d’immenso quando lo sento dire ‘…quindi se uscite all’aperto e percorrete il marciapiede, seguite la strada che scende sulla destra, arrivate all’ingresso laterale ed entrate direttamente a -2, senza dover passare per scale, corridoi e porte anti-panico’.

Ecco, sono quasi sicura, ieri all’Ifo, verso le dieci di mattina, di aver incontrato un angelo.



Rifiorire.

D’accordo: la preoccupazione.
D’accordo: la mancanza di considerazione.
D’accordo: la sorpresa.
Ma io sto tornando a fiorire.
Ogni giorno ho talmente tante cose da fare che mi chiedo: ma prima come facevo anche a lavorare?
Stasera vado a yoga un’ora prima: con la luce.



Persone così.

Che poi, per due cosiddetti ‘amici’ da ventitré anni, nonché tuoi datori di lavoro negli ultimi dieci, che un qualsiasi mercoledì di fine maggio ti consegnano la lettera di licenziamento senza tanti preamboli, e saluti e sono, c’è un tecnico della caldaia che conosci da dodici anni, ma che ‘amico’ non è, che sabato mattina 2 giugno, festa della Repubblica, con gli occhiali da sole avvolgenti a causa di un’emorragia ad un occhio, viene a casa tua per controllare la tua caldaia che perde, e ti porta un vassoio con quattro cornetti per la colazione: uno al cioccolato bianco, uno alla marmellata, e due semplici. Grazie Danilo, sono le persone così, quelle come te, che ti ripagano dall’aver incontrato persone che così non sono.