settimo

non sopporto chi ruba.
è più forte di me.
non parlo di rapine in banca, di truffe ai danni di assicurazioni o di chi ruba per mangiare.
certo non sopporto neanche quello, ma soprattutto non sopporto chi ruba nelle case.
chi ruba nelle palestre, nelle scuole, dalle borse.
chi ruba “le cose” della gente.
l’idea che una persona possa frugare tra le mie cose mi provoca rabbia, disgusto e frustrazione.
ma perché una persona si deve appropriare di qualcosa che non è suo, che non ha guadagnato con il proprio lavoro, che non ha desiderato fino a poterlo avere?
perché deve averere qualcosa che non è suo?
perché deve pensare di avere il diritto di privarti di qualcosa?
una volta ho sentito dire che “non rubare” è il più importante dei comandamenti, perché ad esso è tutto riconducibile.
non rubare le cose altrui.
non rubare la donna (o l’uomo) altrui.
non rubare la vita altrui.
ecco, forse è per questo che non lo sopporto, perché è solo una mancanza di rispetto per la vita.

eternal sunshine of the spotless mind (di nuovo)

pensavo che sarebbe bello poter scrivere i miei pensieri.
nel senso di scrivere davvero i pensieri, non i concetti, ma proprio le parole, così come mi vengono in mente.
quando penso, tutte le parole hanno un ordine; le frasi filano lisce come l’olio, gli argomenti si susseguono senza intoppi, e tutto è logico, come se fosse collegato da un filo invisibile.
sarebbe bello poter “scaricare i dati” della mia mente come si trattasse dell’hard disk di un pc, per poi poterli rileggere; poter attaccare un cavetto o un registratore e…voilà, tutto scritto!
perché i pensieri sono più puliti, meno contorti e più immediati.
perché i pensieri dicono sempre la verità e non sono mai opportunisti.
ecco, ad esempio, quello che sto scrivendo forse non è proprio chiaro, ma nella mia testa era tutto così semplice.